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Lucania – Terra, sangue e magia
di Gigi Roccati
Italia, 2019
Con: Giovanni Capalbo (Rocco), Angela Fontana (Lucia), Mia Morgestern (Argenzia), Pippo Del Bono (Carmine)
Trailer del film

 

I ‘fuochi’ che avvelenano il Sud dell’Italia non vengono seppelliti soltanto in Campania. Anche la splendida e selvaggia terra della Basilicata ha visto e vede gli scarichi e i residui velenosi corrodere le radici dei boschi, delle colture, della terra madre, in cambio di denaro da parte delle associazioni criminali.
Lucania volge questa tragedia in mito, la trasforma nel racconto del contadino Rocco e di sua figlia Lucia, privati da poco della presenza della madre. La quale però si rende visibile alla figlia, la accompagna, la conforta, la protegge. Quando il rifiuto di Rocco di nascondere i veleni nella propria terra conduce a conseguenze tragiche, padre e figlia fuggono e attraversano le terre della Basilicata, alcune intatte, altre avvelenate. Un vecchio pastore restituisce a Lucia la parola che dopo la morte della madre la ragazza aveva perduto. Lo fa con la musica e con la danza, le terapie studiate e descritte da Ernesto de Martino nella Terra del rimorso. Ma la violenza non si ferma nello spazio del cielo, non si arresta davanti alle foreste di Lucania. E arriva al sacrificio consumato vicino al mare.

Etnologia e crimine, attualità e preistoria si coniugano in un film dove dominano i luoghi, gli spazi, la Lucania appunto. Luoghi attraversati mediante il dialetto (sottotitolato) nel quale si esprimono il contadino, la figlia, la ‘magara’ che cerca di scacciare dalla ragazza gli spiriti maligni che la rendono muta, il pastore che la guarisce. La madre morta parla invece in italiano, così come il criminale che perseguita questa famiglia. Ha ragione Heidegger quando afferma che la lingua che si parla è parte fondamentale e costitutiva dell’identità di un singolo e di un popolo. Si abita una lingua come si vive un corpo.
La lingua non è uno strumento poiché essa è un mondo di significati, di riferimenti, di memorie, di attese. Ritenere che esprimersi in una lingua piuttosto che in un’altra sia un gesto neutrale è dunque un’ingenuità. È infatti certamente possibile passare da un codice linguistico a un altro ma è chiaro che questo significa cambiare ogni volta l’orizzonte sia concettuale sia esistenziale nel quale siamo immersi. Linguaggi diversi generano differenti concezioni della realtà e diversi modi di vivere in essa.
I protagonisti di Lucania parlano nel modo asciutto e sincopato della loro lingua perché essenziale, allusivo e magico è il loro mondo. Lucia parla con gli alberi, con il vento, con la luce.

 

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Si, certo, un mondo di parole, di relazioni, di significati profondi che sparisce soffocato dai detriti velenosi di una modernità estranea a quelle popolazioni che non avevano neppure ricevuto il messaggio di Cristo che si era fermato poco sopra, a Eboli.Non ho mai dimenticato le pagine stupende e dolenti di Carlo Levi. La tua bella recensione ha riacceso in me la pena per quell’immenso patrimonio di umanità, di relazioni, di parole e di miti su cui oggi domina la legge del profitto e della camorra.

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