È raro leggere in poche righe un tale concentrato di affermazioni lontane dalla realtà.
La prima di queste affermazioni è che una Costituzione giuridico-politica, una norma, una legge scritta possa avere come obiettivo «superare ed espellere» un sentimento, che si tratti dell’odio o di qualunque altra passione umana. Un decreto, di qualunque genere, può imporre o può proibire un agire e non un sentire che afferisce alla sfera interiore, psichica, esistenziale, che siano sentimenti individuali o impulsi collettivi. Ma non ci troviamo soltanto di fronte a un banale errore categoriale. Si tratta di una affermazione pericolosa. Sono esistite infatti nella storia del Novecento delle formazioni politiche e dei regimi che si sono posti l’obiettivo di suscitare o di proibire sentimenti e non soltanto comportamenti nei loro cittadini. Questi regimi sono il fascismo, il nazionalsocialismo, il regime sovietico sotto Stalin.
L’ambito della politica è e deve rimanere distinto da quello dei moti interiori. Gli stati, i governi e i tribunali devono rimanere separati dall’animo umano, pena la dissoluzione di ogni libertà personale e pubblica. La descrizione più esplicita di una simile distopia è 1984. Gli scopi del Partito sono infatti ancora più radicali di qualsiasi passata Inquisizione, di qualsiasi regime autoritario, poiché il Partito vuole l’anima di chi cerca di resistergli e non elimina il ribelle sino a che questi non sia totalmente e sinceramente convinto della propria colpa e non provi autentico amore per il Grande Fratello. A questo, infatti, sarà condotto il dissidente Winston in un finale tanto terribile quanto malinconico e chiuso a qualsiasi speranza. Dopo il trattamento subito nelle stanze del Ministero dell’Amore (dell’amore, appunto) Winston «amava il Grande Fratello» (Orwell, 1984, trad. di G. Baldini, Mondadori 1998, p. 312).
Un secondo errore nel discorso di Sergio Mattarella consiste nella visione assolutamente negativa, al limite della demonizzazione, dei conflitti, dei contrasti, delle lotte. Errore aggravato dall’attribuire una simile posizione ai Costituenti, tra i quali un buon numero erano comunisti.
La Costituzione della Repubblica italiana non è nata infatti da un trionfo disneyano di armonia e di sorrisi ma da una sanguinosa guerra civile, che come tutti i conflitti di questa natura vide scatenarsi odio, violenza, vendette reciproche, tripudio dei vincitori e disprezzo per gli sconfitti (su questo tema è sempre da tenere presente Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, di Claudio Pavone, Bollati Boringhieri 1991).
Tra i «contrasti» indicati da Mattarella come negativi uno riguarda le «contrapposizioni ideologiche», senza le quali tuttavia non si ha pace e armonia ma la semplice vittoria di una ideologia che mette a tacere tutte le altre, compresa l’ideologia (radicale e che meriterebbe un’ampia analisi) che guida simili dichiarazioni contro le ‘ideologie’.
L’altro conflitto stigmatizzato da Mattarella sono le «ingannevoli lotte di classe». Qui immagino il tripudio di uditori da sempre anticomunisti come i militanti di Comunione e Liberazione, ai quali tale discorso è stato rivolto. Ma stupisce che un importante esponente politico mostri una simile rozzezza antistorica. Ritengo invece che siano sempre plausibili e rispondenti all’effettivo divenire storico le parole con le quali Marx ed Engels aprono il primo capitolo del Manifesto del partito comunista:
La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in breve, oppressori e oppressi, furono continuamente in reciproco contrasto, e condussero una lotta ininterrotta, ora latente, ora aperta; lotta che ogni volta è finita o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta (trad. di E. Cantimori Mezzomonti, Laterza 1981, pp. 54-55).
Infine un’osservazione generale: l’allocuzione di Mattarella è non soltanto inadeguata alla complessità del presente ma è anche e soprattutto logicamente autocontraddittoria, come lo è ogni tipo di affermazione contro l’odio. La sostanza e l’esito di simili dichiarazioni consiste infatti nell’incitare all’odio contro quanti vengono etichettati come «odiatori». Difatti lo stesso oratore invita a «sanzionare severamente» gli odiatori.
Ma stabilire e sanzionare un’affermazione in quanto «incita all’odio» è questione assai delicata. Dove si fermano il dissenso e il disaccordo e dove comincia l’odio? Chi stabilisce il discrimine, il crinale, il momento nel quale dei sentimenti si trasformano? Una commissione? Un supremo censore? Un tribunale? Un gruppo di giornalisti? Le porte si aprono evidentemente all’arbitrio di chi comanda e agli organi che le autorità controllano.
Con la loro stessa censura gli inquisitori aprono all’esclusione, alla punizione, al risentimento verso gli inquisiti. Notavo anche questo in un mio intervento di qualche anno fa intitolato Elogio dell’odio. La storia umana insegna che quando il potere si presenta nelle vesti dell’ultramoralismo il corpo collettivo corre dei gravi pericoli.







La Federazione russa è legittimamente stufa delle accuse e delle falsificazioni storiche del presidente della Repubblica italiana.
Un caso emblematico, nel quale il peggio di questa bizzarra Nazione ha fatto blocco a difesa di se stesso, della propria buona reputazione (che più non ha).
Hic sunt leones
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Uruguay e guai
il Simplicissimus, 3.5.2026
Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2026/05/03/uruguay-e-guai/
Ormai è chiaro che il caso Minetti, con tutte le sue ombre repellenti, è la forma con cui in Italia si realizzano i cambiamenti politici. Non voglio nemmeno prendere in considerazione il mondo epsteiniano che sta attorno a questa storia: il bimbo adottato – rubato ai genitori in Uruguay, la scomparsa misteriosa della madre biologica, l’uccisione dell’avvocato di quest’ultima, insomma tutto l’orrore che circonda la vicenda. Ma che qualcosa non andasse lo si è capito sin dal primo momento: che senso aveva la grazia presidenziale concessa per “motivi umanitari” che consistevano nell’evitare a una di quelle che sappiamo, non il carcere duro, non la Caienna e nemmeno i lavori forzati, ma il semplice obbligo ai servizi sociali. Anche con un figlio con problemi e bisognoso di cure, sempre che sia vero, una persona a cui soldi non mancano di certo e per giunta legata a un miliardario, non avrebbe avuto alcun problema a gestire la situazione. Quindi sciupare la grazia per una adepta di Berlusconi già implicata in ruberie alla Regione Lombardia e nel celebre caso Ruby, con accuse di sfruttamento della prostituzione, suonava stonato. Ma di brutto. E a questo capolavoro hanno collaborato la presidenza della Repubblica, il Ministero della Giustizia, la Procura di Milano.
Si trattava di salvare dall’onta dei servizi sociali, a cui persino il cavaliere si era piegato, una inquietante starlette dei tempi che furono, oppure la Minetti sapeva troppe cose delle ombre che circondavano il magico mondo berlusconiano e dunque non bisogna irritarla? L’assurdità stessa di questa grazia ricevuta fornisce abbondante materiale da cui sviluppare un ragionamento. Certo la presenza di Nordio nella questione potrebbe far credere a un siluro contro il governo, ma dal momento che il grosso del salvataggio è arrivato dal Quirinale e dalla Procura milanese, che non possono essere sospettati di simpatia governative, il ragionamento non tiene. Ma si può sempre mettere in relazione tutto questo con le voci che corrono fa i colli romani e la grigia pianura di Bruxelles: parrebbe infatti che esista l’idea di contrapporre alla Meloni, un personaggio di spicco come Marina Berlusconi, figlia di tanto padre, ma soprattutto fedele europeista e neoliberista, a cui viene suggerito di spostarsi al centro che esiste solo in una vecchia mappa politica ormai simile a certi bizzarri atlanti dell’antichità con draghi marini e la scritta “Hic sunt leones”. Donna contro donna, com’è giusto in questo cascame di vita politica che ci rimane.
Ma la Minetti, con il suo giro di inquietanti di asili nido, ragazze e quant’altro, sapeva forse molte delle segrete cose con cui barattare una grazia assurda perché con qualche dichiarazione avrebbe potuto far saltare questa operazione. Naturalmente questo è un racconto, una pura opera di fantasia e se qualcosa dovesse corrispondere alla realtà non sarebbe che una semplice coincidenza, come si diceva una volta nei titoli di apertura dei film. No, dobbiamo attenerci ai fatti e sappiamo tutti come la Procura di Milano sia del tutto aliena da posizioni politiche e di come il presidente sia proprio il presidente di tutti, persino degli ucraini morti nella guerra europea che ovviamente viene fatta per la pace. Non sia mai che la fantasia possa turnare questa meravigliosa realtà. Anche se, come diceva Baudelaire, il possibile è una delle province della verità.
MINETTI GRAZIATA: QUANDO NESSUNO OSA NOMINARE IL PRESIDENTE
di Francesco Forciniti, 29.4.2026
Si possono avere le idee più disparate sull’attuale governo. Chi mi onora della sua attenzione su questa pagina sa che io penso politicamente il peggio possibile di Giorgia Meloni e di tutta la sua squadra di finti sovranisti genuflessa a Bruxelles, Washington e a tutte le strutture di potere sovranazionali che dai banchi dell’opposizione diceva di voler contrastare. All’ultimo referendum sulla giustizia ho preso posizione pubblica e ho votato per il NO, quindi figuratevi se io posso essere accusato di voler difendere Nordio o chi per lui.
Detto questo, basta un minimo di onestà intellettuale e appena un briciolo di conoscenza della Costituzione per sapere che nell’ordinamento italiano la concessione della grazia è prerogativa ESCLUSIVA del Presidente della Repubblica, che ne dispone in maniera assolutamente libera e indipendente sia rispetto al ministero, sia rispetto alla Procura. Giusto per capire quanto ampi siano i suoi margini nell’esercizio di tale potere, basti pensare che addirittura il capo dello Stato può concedere la grazia anche a persone che non l’abbiano nemmeno richiesta. Insomma, firmare un decreto di grazia non è come dover firmare una legge approvata dalle Camere: non è mai un atto dovuto e rientra sempre nelle sue prerogative quella di decidere chi graziare e chi no.
Per questo trovo surreale che la questione della imbarazzante grazia concessa a Nicole Minetti sia diventata l’ennesimo campo di battaglia per la solita, miserabile diatriba politica fra la finta destra e la finta sinistra, mentre nessuno trova il coraggio di richiamare alle sue responsabilità l’unico soggetto costituzionalmente responsabile nel graziare qualcuno. Non è una democrazia “sana” quella nella quale tutti hanno quasi paura anche solo di nominare chi occupa pro tempore una carica istituzionale, fosse anche la più alta.
Quali sono le ragioni di questa grazia quirinalizia?
La questione/perversione Epstein c’entra qualcosa?
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IMPORT-ESCORT CON GRAZIA
idi Marco Travaglio,
ll Fatto Quotidiano, 26 aprile 2026
Che qualcosa puzzasse nella grazia concessa in febbraio da Mattarella a Nicole Minetti, cancellandole le due condanne per favoreggiamento della prostituzione e peculato, s’era capito subito. Il Quirinale, contro ogni prassi, l’ha tenuta nascosta finché l’ha scoperta Mi manda Rai3 e il Fatto l’ha rivelata il 10 aprile. La Minetti non aveva scontato un solo giorno dei 3 anni e 11 mesi di pena definitiva e non rischiava il carcere, ma solo i servizi sociali (nel Bengodi italiota i condannati fino a 4 anni non vedono la galera neppure col binocolo). Ma ora, grazie alla formidabile inchiesta a puntate di Mackinson sul Fatto nel silenzio tombale del resto della “informazione”, si scopre che non esistevano neppure gli altri presupposti per graziarla. È falso che, dopo gli errori giovanili del bunga bunga, santa Nicole piena di grazia abbia cambiato vita – come scrivono i legali nell’istanza di grazia – dopo un “contesto di vita definitivamente chiuso”: ha solo trasformato l’esperienza maturata chez B. nel ramo import-escort in un’industria ben più lucrosa grazie ai capitali del compagno Giuseppe Cipriani: alle Baleari nel locale Downtown Ibiza e dal 2018 sul di lui yacht e nel di lui ranch a Maldonado (Uruguay). Cipriani non è il filantropo-mecenate “normoinserito” descritto dai legali: era socio occulto di Epstein, che per le vacanze e in parte imitava. L’insegna “Gin Tonic” dello yacht e del ranch celava ciò che raccontano alcune testimoni al Fatto: un viavai di squillo, anche minorenni di 15-16 anni, selezionate da “madame” Nicole (“Esta chica me gusta, esta no”), aviotrasportate dall’Argentina, dal Brasile e dall’Italia sul jet privato di Cipriani in barba a leggi e controlli anti-immigrazione (il locale ministero dell’Interno indaga su possibili mazzette alla Dogana), a disposizione di ricchi uomini d’affari e politici.
Poi, come specchietti per le allodole, c’erano i pranzi per i poveri orfanelli dell’Istituto nazionale dell’infanzia serviti dal caritatevole padrone di casa. Fra quei minori c’era anche il bambino di 9 anni gravemente malato (poi forse guarito), poi posto al centro della domanda di grazia che ha commosso Mattarella, Nordio e la Procura generale di Milano. Questo accadeva al “Gin Tonic”: altro che “il più grande investimento nella storia dell’Uruguay, il progetto dell’Hotel San Rafael” magnificato nella domanda di clemenza per ingannare il Colle, il ministro e il Pg, che si sono bevuti tutto, pur avendo i mezzi per appurarne la falsità (magari con una chiamata alle autorità di Montevideo). Ora non resta che rimediare: se si può, revocando la grazia; se non si può, chiedendo scusa, prima che emergano fatti ancor più gravi. Così magari anche le tv e gli altri giornali potranno finalmente pigolare qualcosa.
La mummia quirinalizia che in analoga circostanza si era affrettata a scrivere a Macron con grande commozione e indignazione, ora sembra aver perso la favella.
Un maligno penserebbe che l’afonia sia dovuta al fatto che Pramudia è stato ucciso da Israele. Ma io non sono così maligno.
Il nome di Israele mai pronunciato, mai. Un autentico tabù.
Bisognerebbe rivolgersi direttamente al Capo dello Stato, a colui che dovrebbe essere garante della Costituzione, del vincolo interno, dell’interesse dell’Italia: perché tanta veemenza nei confronti dei russi, addirittura paragonati ai nazisti in un celebre quanto maldestro discorso a Marsiglia, e tanta timidezza nei confronti di Israele? Perché si tace quando i nostri militari vengono deliberatamente attaccati al confine del Libano, o quando due carabinieri vengono fatti inginocchiare da un uomo dell’IDF, con un mitra puntato alla testa, in Cisgiordania?
Nemmeno una parola per quegli italiani aggrediti, umiliati mentre servivano il proprio Paese. E nemmeno una parola quando a essere sanzionata è stata Francesca Albanese, colpevole di aver raccontato la verità, la barbarie di un Paese che si accanisce con ferocia contro il popolo palestinese. Abbiamo assistito, all’aggressione di un’italiana che, più di altri patrioti, ha saputo rappresentare i valori costituzionali del suo Paese, facendo il proprio dovere. Nessun monito però si è sollevato dal Colle, anche in quella circostanza. Non la sua voce, Presidente, in difesa di una nostra connazionale, della Costituzione e dei valori che essa racchiude.
Di
@SavinoBalzano
Fuori l’Italia dalla terza guerra mondiale!
Thomas Fazi, la Fionda, 16.3.2026
Fonte: https://www.lafionda.org/2026/03/16/fuori-litalia-dalla-terza-guerra-mondiale/
L’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran è un atto di guerra illegale e immorale, l’ennesimo massacro compiuto sull’altare della supremazia geopolitica che si aggiunge al genocidio tuttora in corso a Gaza. Ma questa guerra non colpisce solo il Medio Oriente: colpisce direttamente l’Europa, che già sta pagando un caro prezzo in termini di rincari energetici, e mette a rischio la sicurezza dell’intero continente.
Siamo di fronte a un’escalation senza precedenti. Quello a cui assistiamo è un nuovo fronte di una terza guerra mondiale a pezzi, di cui l’Ucraina rappresenta l’altro versante. Il rischio che la situazione sfugga di controllo — con un possibile coinvolgimento diretto di Russia e Cina — è drammaticamente reale.
L’Italia è il paese europeo più esposto: le numerose basi militari americane sul nostro territorio sono già coinvolte nel supporto logistico alle operazioni contro l’Iran. Siamo, di fatto, cobelligeranti, senza che nessuno ce lo abbia chiesto.
Per questo diciamo: basta. No all’uso delle basi italiane e alla partecipazione dell’Italia all’aggressione all’Iran. Il nostro paese, in forza della sua Costituzione pacifista, deve uscire dalla logica di guerra e assumere un ruolo di mediazione: sul conflitto Iran-Israele-USA, sul genocidio a Gaza, sulla guerra NATO-Russia.
Mobilitiamoci prima che sia troppo tardi! L’Italia fuori dalla terza guerra mondiale!
Ci vediamo intanto sabato 21 marzo alle ore 15 a Roma, in Piazza Santi Apostoli!
Ieri come oggi contro il “sistema della guerra”: pace, sovranità democratica e giustizia sociale!
Evento promosso da La fionda, Multipopolare, Disarma, Paese reale, Marx XXI.
Eh sì, costui era Ministro della Difesa del Governo D’Alema nel 1999 e in questa veste fu tra i decisori dell’attacco alla Serbia e del bombardamento di Belgrado (molti furono i civili uccisi). Ma questa gente confida – giustamente – nella ignoranza della storia contemporanea da parte dei cittadini italiani e nella loro inesistente memoria.
Ammiraglio Stranamore e altri deliri
il Simplicissimus, 3.12.2025
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Come se non bastasse il delirio di politicanti al servizio della finanza, ci si mettono anche i militari, quelli che ovviamente non hanno mai combattuto una guerra se non dalle scrivanie. Anzi gli ammiragli che nella storia italiana si sono dedicati con straordinario successo a fare collezione di sconfitte. Ora uno sconosciuto, tal ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, a nostra insaputa presidente del comitato militare Nato ed ex capo di stato maggiore della Difesa – una carica eminentemente politica visto che viene nominato dal Colle con l’assenso del governo che al tempo era guidato da Draghi – ha dichiarato che l’Alleanza Atlantica potrebbe prendere in considerazione un attacco preventivo alla Russia. Si tratta di parole irresponsabili, assurde e allo stesso tempo vuote, perché se davvero una tale opzione fosse stata seriamente vagliata, non verrebbe di certo annunciata coram populo. Si vuole solo far paura alla Russia che di certo non si fa prendere dal timore per questi ululati alla luna. Forse l’ammiraglio non ha bene compreso che la dottrina del first strike, ovvero del primo colpo. è stato abbandonata dal Pentagono, anche in considerazione del divario che esiste attualmente tra la missilistica russa e quella occidentale che è davvero molto indietro sia dal punto di vista dell’offesa che della difesa, vista l’inesistenza di missili ipersonici e la mediocrità dei sistemi controaerei. La mamma non l’ha spiegato al signor ammiraglio, onusto di eroiche imprese con le navi giocattolo. Ma credo che persino Giuseppe Cavo Dragone si renda conto del carattere allucinatorio delle sue parole: ma da “politico”, non rappresenta che il grido di dolore di un’alleanza con l’acqua alla gola e di un’Europa sull’orlo del delirio: probabilmente gli sono state suggerite. chissà, magari da qualche illustre residenza romana che ha interesse a compromettere il nostro Paese.
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Il fatto è che l’Europa si trova di fronte ad un dilemma irresolubile perché sia la pace che la continuazione della guerra si presentano come un disastro. Ma alla pubblica opinione viene data in pasto una narrazione che fa comodo ai veri padroni dell’Europa, ossia le istituzioni finanziarie, visibili e non visibili: esse cercano di influenzare il dibattitto, alterando i termini del discorso e seminando confusione e disorientamento, Per esempio uno studio condotto all’interno della Nato, conclude che una sconfitta dell’Ucraina significherebbe la rovina finanziaria dell’Ue. L’importante in questo caso è alimentare, in modo paradossale, i timori sulla pace e non è un caso che questa analisi barbina sia stata condotta da due think tank norvegesi, il Corisk e l’Istituto per gli affari internazionali, entrambi sotto l’ala protettrice di Jens Stoltenberg, ex segretario dell’Alleanza atlantica, guerrafondaio senza se e senza ma, che oggi presiede il gruppo Bilderberg in attesa di diventare presidente della Banca centrale di Norvegia. Tutto si tiene.
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Cosa dice in sostanza lo studio? Che se l’Ucraina viene sconfitta alla Ue toccherebbe pagare più o meno 1800 miliardi euro sia per la ricostruzione di ciò che rimane del Paese, sia per ospitare i 5 o 6 milioni di rifugiati che vengono previsti, sia per riarmarsi per far fronte alla minaccia russa. Questa specie di studio, scopre anche l’acqua calda che probabilmente in Norvegia scarseggia, ovvero che un esito di questo tipo rappresenterebbe un successo parziale per la Russia e darebbe al Cremlino influenza sulla direzione politica ed economica dell’Ucraina, compresa l’adesione all’Ue e alla Nato. Non mi dite, qui siamo proprio nel campo del lapalissiano, visto che la base per la pace è proprio l’esclusione dell’Ucraina dall’alleanza atlantica. Ma allora come fare per vincere? Facile secondo questi nordici imbecilli: basterebbe fornire a Kiev da 1.500 a 2.500 carri armati, da 2.000 a 3.000 sistemi di artiglieria entro uno o due anni e fino a otto milioni di droni di tutti i tipi, sistemi di difesa aerea e sistemi missilistici strategici. Lo studio dimentica che l’Ucraina aveva anche più carri e cannoni all’inizio della guerra, oltre ai mediocri sistemi di difesa aerea che sono stati distrutti. Quanto ai missili a lungo raggio è chiaro che darebbero inizio a un conflitto nucleare che finora è stato evitato. In ogni caso spero che vengano vaporizzate per prime queste teste di cazzo che fingono di essere teste d’uovo. Per giunta i thintancheri da quattro soldi dimenticano di dirci chi fornirebbe queste armi (oltre alle decine di milioni di munizioni necessarie) che non ci sono e per le quali sarebbe difficilissimo creare delle filiere industriali in breve tempo. Persino le riserve americane sono al limite. Né suggeriscono da dove si andrebbero a prendere i soldi per costruirle.
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Ciò che questi repellenti individui non dicono è che la continuazione del conflitto costerebbe all’Europa tutto il suo apparato industriale, sviluppatosi grazie all’energia russa a basso costo , con danni che vanno ben oltre i 1800 miliardi. Questo senza senza dire che il calcolo dei profughi è del tutto sballato visto che le regioni russofone sono già state conquistate in larga parte dai russi e che gli ucraini hanno capito di essere stati trattati come carne da cannone. Quelli che rimangono, a parte gli ultranazionalisti della Galizia, una volta finito il conflitto non se ne andrebbero, anzi parecchi tornerebbero volentieri dal “giardino Europa” alle loro case. Mica sono così fessi da dare credito alle sciocchezze che girano nell’informazione occidentale.
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Tuttavia a parte questi squallidi episodi di propaganda è chiaro che l’Ue si trova di fronte a un problema insolubile perché, sia una soluzione del conflitto che la sua improbabile continuazione si presentano, come estremamente negative. Anzi sono convinto che i nostri governanti sapranno, con suprema maestria, scegliere la parte peggiore di ognuna delle due soluzioni. Dovranno mandare giù il rospo della vittoria russa perché in realtà non possono fare altrimenti, ma per dispetto non toglieranno le sanzioni e continueremo a pagare prezzi folli per l’energia. Per loro tanto peggio è tanto meglio.
Pino Cabras,
20.11.2025
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Il Quirinale da decenni è diventato l’organo più ostinatamente conservatore in termini di intoccabilità dei vincoli che proteggono le burocrazie più opache e tutte le cinghie di trasmissione che legano l’Italia a poteri esterni sovrastanti. Questo suo compito improprio, quando qualche residua influenza della politica che si sottopone al suffragio elettorale osa modificare in parte il corso delle cose, non si svolge con lentezza senile, anzi: il conservatorismo dei vari inquilini del Colle si riserva guizzi agili, subitanei, quasi brutali. Il modo in cui hanno imposto dei governi “tecnici” è stato sempre micidiale e chirurgico, senza le sbavature obsolete dei vecchi colpi di Stato. Altrettanto è accaduto quando hanno piegato i governi alle esigenze di guerre totalmente contrarie agli interessi della Repubblica Italiana.
I Costituenti non avevano previsto che l’istituzione fosse per forza occupata da gente di sistema figlia di gente di sistema. Quando scrissero “ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici” pensavano alla possibilità di fare entrare aria fresca in quelle stanze dorate, ma chiuse e altrimenti irrespirabili.
Gli episodi vecchi e recenti ci dicono che nonostante i clienti del sistema continuino a dire che il re vesta sontuosamente, che sia amatissimo da tutto il popolo, che sia un pacifista anche se come tutti i maggiorenti europei ci porta in guerra, la realtà effettuale ci offre invece il nudo riflesso di una Repubblica fondata sul declino.
Savino Balzano
20.11.2025
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Non mi ha sorpreso affatto la levata di scudi in difesa d’ufficio di #SergioMattarella. Il nostro sistema politico e mediatico è completamente supino, letteralmente asservito al #Quirinale.
In un famoso talk televisivo ho ascoltato le solite scialbe menzogne: «#Mattarella è il politico più amato del Paese». Affermazioni più prescrittive che descrittive, volte cioè a imporre una realtà che è mera finzione.
Addirittura un’altra, letteralmente comica: «Mattarella ha sfidato i poteri forti: si pensi al suo attacco a Elon Musk». Come se “i poteri forti” fossero una realtà unica, una sorta di monade, e non esistessero faide chiarissime al loro interno, evidenti anche agli osservatori più sprovveduti. Poi, francamente, un Presidente avverso ai poteri forti che va a braccetto con #Draghi fatico molto a immaginarlo.
Che la nostra informazione sia ormai specializzata nel racconto del grottesco spacciato per verità lo sappiamo, ma ho trovato esilarante “lo scandalo” di chi si basiva, si sconvolgeva, si perplimeva per l’ipotesi di un #PresidenteDellaRepubblica che interviene per mettere in difficoltà l’esecutivo, magari al fine di soppiantarlo.
Con questo non dico affatto di credere che Mattarella voglia disarcionare Meloni: questo non lo so e non abbiamo alcun elemento per affermarlo. Quello che dico è che – qualora emergesse con maggior concretezza – non mi sorprenderebbe affatto. E per una ragione molto semplice: in particolar modo da #Napolitano in poi, queste cose il Quirinale è solito farle.
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Davvero qualcuno ritiene – con intima onestà – che #GiorgioNapolitano fosse del tutto estraneo alla caduta di Berlusconi nel 2011? Che non avesse facilitato in tutti i modi la salita a Chigi di #Monti perché quest’ultimo realizzasse il programma (di macelleria sociale) che l’Unione Europea voleva imporci (vedasi lettera BCE firmata Trichet/Draghi dell’agosto di quell’anno) L’episodio che vide coinvolto Paolo Savona, a cui fu impedito da Mattarella il Tesoro nel 2018, non dice nulla? Savona non poteva diventare ministro dell’Economia per le sue idee politiche e, nello specifico, per il suo euroscetticismo. Giuseppe Conte cercava una maggioranza e nel frattempo il Colle provava a imporre Cottarelli alla guida del governo, nonostante il palese esito elettorale “antisistema”.
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Lo stesso discorso vale per la politica estera, per la guerra in particolare: il ruolo di Napolitano sulla Libia appare sovrapponibile a quello di Mattarella verso la Russia. Si somigliano moltissimo.
Il minimo comun denominatore è sempre lo stesso, ovvero la tutela di un asse di potere specifico: quello tra Bruxelles e Washington, con particolare deferimento ai Democratici e ai Repubblicani avversi al movimento Maga.
Un vero e proprio programma politico, a pensarci: solo che il Quirinale non dovrebbe svolgere questa funzione. Il #CapoDelloStato non è eletto dai cittadini e non è eletto per realizzare un programma politico. Tanto è vero che il mandato travalica la legislatura (nel caso di Mattarella, abbiamo addirittura superato i dieci anni).
Un programma, un solco per così dire, da rispettare ce l’avrebbero: sarebbe la #Costituzione. Che però appare relegata al ruolo di mera carta da parati per le sontuose sale del Palazzo.
Mattarella, il garante

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Mattarella, il belga.

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Nuova lettera aperta a Mattarella Sergio
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Prof. Avv. Augusto Sinagra
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Sandro Pertini si rivolgeva a Re Umberto II senza chiamarlo mai con la sua vera aggettivazione formale di “Maestà”.
Così, anch’io, egregio Signor Mattarella Sergio, la chiamo “Signore” e non Presidente perché avrei voluto per l’Italia un altro Presidente.
Come Sandro Pertini rifiutava il titolo dovuto a un Re, io opero il medesimo rifiuto anche se lei, come leggo correntemente, si presenta nell’attuale fase politica quasi come un Monarca.
Lei, Signor Mattarella, sa bene che non ho particolare apprezzamento per come svolge le sue funzioni, come ho spesso e schiettamente detto nei miei scritti e nei miei discorsi. E’ il mio giudizio personale che vale quel poco che conta, ma io non ho alcuna considerazione per la sua attività.
Tuttavia, conoscendola da molto tempo, non posso sfuggire a un istinto di comprensione verso di lei e quasi di umana solidarietà verso la sua persona.
E ciò ancor più per il fatto che siamo quasi coetanei, entrambi del 1941.
In questo spirito io la esorto ancora una volta a porre maggiore riflessione nei suoi discorsi pubblici e a quel che dice proprio perché sono pensoso dell’immagine che lei da di se stesso.
Restando alle sue più recenti esternazioni, lei ha equiparato la Federazione Russa al Terzo Reich nazista. Lei ha dichiarato che l’Unione europea ci ha dato “benessere”, non considerando i milioni di poveri esistenti in Italia, le centinaia di migliaia di bambini che non hanno adeguato accesso alla alimentazione e alle cure mediche.
Da ultimo ha dichiarato che l’Europa da 80 anni non ha fatto guerre e non ha minacciato nessuno, aggiungendo che l’Europa sarebbe minacciata dal Presidente Vladimir Putin.
Tale sua ultima enunciazione ha avuto riguardo ad alcuni droni caduti in territorio polacco per i quali le stesse Autorità militari polacche hanno escluso ogni responsabilità russa.
Mi permetto di ricordarle, egregio Signore, che lei era Ministro della Difesa e Vicepresidente del Consiglio quando l’Italia partecipò per 72 giorni a violenti bombardamenti della Serbia (nostra amica storica), senza autorizzazione ONU e senza neppure una decisione della NATO ma per sola volontà – e per l’Italia un ordine – del governo nordamericano.
Lei è la stessa persona che riceveva solennemente al Quirinale il Presidente Vladimir Putin quando già la Crimea per volontà popolare e democratica aveva deciso il suo ritorno alla Madrepatria russa, esortandolo ad intervenire militarmente nel Donbass per porre termine alle uccisioni avvenute per mano di neonazisti ucraini (lei ricorda i 50 lavoratori bruciati vivi nel Palazzo dei Sindacati a Odessa?).
E ora lei ci dice una cosa assolutamente priva di fondamento e che cioè la Santa Madre Russia ci minaccia, ma forse non si rende conto che questo accredita la folle corsa al riarmo dell’Europa (e soprattutto della Germania: è proprio vero che la storia non insegna mai niente), mettendo a rischio anche quanto dispone l’art. 11 della Costituzione a proposito della guerra.
L’ho vista mentre pronunciava il suo discorso per la consueta adunata di Cernobbio. Ho notato la sua visibile stanchezza, in particolare il suo sguardo palesemente affaticato e allora mi permetto suggerirle le dimissioni (auspicate da molti, e lei lo sa), e ritornare nella nostra meravigliosa Sicilia, in particolare Castellammare del Golfo, per prendersi cura di se stesso, di godere degli affetti familiari, di godere dei suoi nipotini e fare finalmente ciò che, per età, meglio conviene sia a lei che a me: il nonno.
Come si chiama tale atteggiamento?

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Un disco rotto, che continua a cantare la sua canzone patetica e fasulla.


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Pino Cabras, 2.8.2025
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«Antefatto: il presidente Mattarella mesi fa paragonò la Russia di oggi alla Germania nazista. I russi protestarono perché contro quella Germania – alleata dell’Italia – persero decine di milioni di vite umane. La protesta russa ha innescato una levata di scudi rumorosa di media e politici italiani vari, preoccupatissimi di cotanta lesa maestà.
Pochi giorni fa, dopo un interminabile silenzio, Mattarella ha condannato le azioni deliberate di Israele volte a uccidere i civili innocenti. Il suo omologo israeliano Herzog ha protestato dandogli in sostanza del calunniatore perché Israele mai e poi mai prenderebbe di mira i civili in quanto tali. Parole dello stesso infame che si faceva fotografare mentre firmava le bombe destinate a colpire i bambini di Gaza. Non vedo più in giro altrettanto impegno a difendere il Capo dello Stato. Poi si meravigliano se non li consideriamo credibili».
Ma perché offendersi? La definizione di «russofobi» è una semplice descrizione e sintesi delle posizioni espresse ormai da anni da tali personaggi. Fossi in loro, l’accoglierei come un riconoscimento, una medaglia.

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Quirinale: assordante il silenzio su Francesca Albanese
Savino Balzano, La Fionda, 25.7.2025
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Il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, interpellato da alcuni cronisti sulla vicenda di Francesca Albanese, ha risposto che la decisione di sanzionarla è stata un’iniziativa unilaterale degli Stati Uniti, che non ha visto in alcun modo il coinvolgimento dell’Italia.
Una precisazione che rivela tutta l’inadeguatezza della nostra politica estera. Non ricordo dichiarazioni simili quando si trattò della detenzione di Cecilia Sala: nessuno si premurò di precisare che l’Iran aveva agito senza il coinvolgimento dell’Italia. Non mi pare che qualcuno abbia mai pensato che il nostro Paese avesse avuto un ruolo nell’arresto di Patrick Zaki o nell’uccisione di Giulio Regeni in Egitto. Mi domando ancora perché il ministro Tajani non si senta in dovere di chiarire il caso di Alberto Tarantini: l’arresto e la detenzione senza accuse formali da parte delle autorità venezuelane sono anch’essi unilaterali o vedono il coinvolgimento di Roma?
Le parole del ministro non possono che essere interpretate come un maldestro e patetico tentativo di sottrarsi a una domanda, senza sapere – o poter – dire qualcosa di serio, di sensato. Perché il silenzio del governo sul caso delle sanzioni inflitte alla nostra connazionale è davvero assordante. Francesca Albanese subisce un attacco diretto da parte degli Stati Uniti per aver fatto il suo lavoro: raccontare ciò che accade, descrivere senza sconti l’immane dolore di una popolazione massacrata. E, forse soprattutto, per aver evidenziato che c’è chi trae profitto da quel genocidio; che forse questo è il vero ostacolo alla sua cessazione.
Detto questo, perché non suona la fisarmonica?
Da anni ci viene ripetuto che il Presidente della Repubblica è l’istituzione più amata dagli italiani, l’unica che davvero funziona. Il suo interventismo sarebbe determinato dalla sola inadeguatezza della politica e quindi esercitato con riluttanza. Una fisarmonica, appunto: che si apre e si chiude a seconda delle necessità, che interviene con la sua generosa melodia solo per colmare un vuoto istituzionale, pronta a restringersi compostamente quando i partiti tornano alla loro autentica vocazione.
Qualcosa non torna. Il meccanismo si è inceppato, è stonato. Perché il Quirinale non spende una sola parola per Francesca Albanese? La Relatrice delle Nazioni Unite ha forse mentito nei suoi rapporti? Ha rappresentato indegnamente l’Italia? In cosa avrebbe mancato, al punto da non meritare neppure una parola pubblica di sostegno? Il silenzio del governo è indegno, tanto più se a guidarlo è una donna che si racconta come patriota: un insulto al tricolore.
Ed è proprio in casi come questo, in cui la politica è del tutto assente, che ci si aspetterebbe il Te Deum del Colle.
Ci ripensino, dunque, quelli che celebrano enfaticamente l’altruismo della Presidenza della Repubblica. Lo facciano, se sono in buona fede. Altrimenti trovino altri argomenti, i furbetti e i paraculi, quelli che cercano di infiocchettare ogni intervento quirinalizio con il “senso dello Stato”, quando invece è chiaro – viste le ipocrite alternanze tra parole e silenzi – che il Quirinale persegue un suo programma politico. Un programma che è per certi versi apolitico (dunque tecnocratico), in quanto non legittimato dal voto popolare. Un disegno oscuro, opaco.
E d’altronde, basterebbe guardare agli ultimi eventi: i commissari europei, in occasione del Collegio del 21 maggio scorso, chiedono a Mattarella di procedere con la ratifica del Mes. Una richiesta clamorosa: il Parlamento italiano, nel dicembre 2023, ha già votato contro. Dopo aver tentato di scavalcare il Parlamento europeo sul riarmo, ora la Commissione cerca di aggirare quello italiano sul Mes e chiede aiuto proprio al Capo dello Stato. Non risulta che il custode della Costituzione – e dunque della centralità del Parlamento – sia saltato dalla sedia.
Nel frattempo, Sergio Mattarella insiste nel voler imporre un preciso corso al Paese: promette sostegno a Kiev – non si sa a che titolo – e dichiara che il Trattato del Quirinale, firmato da Draghi e Macron nel novembre 2021, debba essere attuato prioritariamente. Un trattato che, per alcuni, riduce la sovranità di Roma e la pone in una posizione di subalternità a Parigi. Guarda caso.
La fisarmonica suona eccome: le sue note sono quelle di un Requiem.
Il ceto politico e le istituzioni italiane non sono soltanto e soprattutto ‘idiote’. Sono servili e corrotte. Sono dei quisling.
Incomprensibile.
Infiltrato?
Come definire un capo di Stato che lavora in sinergia non con il proprio Paese ma con altre istituzioni?
Come si definisce nella teoria e nella pratica politica questo comportamento?
Che pena, veramente…
Sorrisi e Canzoni TV mi sembra una collocazione adeguata a tale pubblicazione.
Pino Cabras sul mutismo di Sergio Mattarella.
Fonte: Telegram, 22.5.2025
«Ribrezzo» è parola adeguata.
Un’aggressione senza fondamento giuridico, un crimine storico del quale i responsabili italiani furono Massimo D’Alema e Sergio Mattarella.
Due domande al Presidente Mattarella:
1) ciò che Ella dice vale anche per lo Stato d’Israele? Esso infatti non rispetta né la Carta né le Risoluzioni dell’ONU e tuttavia non abbaiamo sentito da Lei una parola di richiamo allo stato di Israele;
2) ciò che Ella dice valeva anche per l’aggressione NATO alla Serbia nel 1999, guerra decisa anche da Lei in quanto Ministro della Difesa della Repubblica Italiana? Aggressione che l’ONU non aveva autorizzato?
Sui gravi danni prodotti dall’attuale presidenza della Repubblica.
L’elmetto di Mattarella
indipendenza, 16.2.2025
A ben vedere, Mattarella a Marsiglia (5 febbraio scorso) ha tenuto un discorso bellicista, prospettando di fatto il raggiungimento della pace con la forza e quindi il proseguimento della guerra in Ucraina. Ha evocato lo scenario pre seconda guerra mondiale (crisi economica, protezionismo, «regimi dispotici e illiberali» in alcuni Paesi, ecc.), paventato una nuova Monaco 1938 (compromesso che finì con l’assecondare le mire espansionistiche della Germania nazista) e dedotto un’equivalenza Putin=Hitler altrettanto storicamente sbagliata ed offensiva della sensibilità e della memoria storica del popolo russo. Ha quindi rilanciato una frase di Simone Veil (1979) simile a quella di Josep Borrell (ottobre 2022), ‘curatore’ degli Esteri della UE, che dipinge l’Occidente come «isola»/«giardino» rispetto alla «giungla» (il resto del mondo) per affermare la necessità come Unione Europea di non accettare un «vassallaggio felice» (‘protezione’ da parte degli Stati Uniti) ma di essere «protagonisti» con esercito e politica estera comune per andare a combattere nella giungla e ripristinare l’Ordine (cioè il dominio) occidentale in cui la UE (il suo ‘direttorio’) intende avere voce in capitolo.
Comprensibile la risposta della portavoce russa agli Esteri, Maria Zakharova, penose le levate di scudi del governo Meloni, della ‘sua’ opposizione (tutti i partiti in parlamento) e di altri soggetti. Imbarazzante la presidenza della Repubblica che ha ostentato «serenità» e ha rinviato, lasciando intendere travisamenti, alla lettura integrale del discorso che appunto esprime contenuti sconcertanti sui quali, certo, molti italiani non si riconoscono. Mosca ha ragione nel respingere al mittente l’assimilazione della Russia e di Putin rispettivamente al Terzo Reich nazista e ad Hitler, il che, a trarne le conseguenze, vuol dire che Italia e UE (apertamente guerrafondaia nelle sue massime istituzioni, in primis la presidente della Commissione UE, Von der Leyen, che ha parlato come Mattarella) dovrebbero fare la guerra fino alla vittoria, cioè fino alla distruzione della Russia.
Un discorso, insomma, quello di Mattarella, forzato e distorto dal punto di vista dei richiami storici, completamente sbagliato e inopportuno, fortemente lesivo degli interessi del nostro Paese.
La domanda è: perché e a nome di quali interessi Mattarella (significativamente in Francia) ha parlato in quei termini? La risposta è nello scontro tra prospettive strategiche differenti, diverse linee d’indirizzo (e ‘di frattura’) che, emerse con l’amministrazione Trump, stanno terremotando l’Occidente, soprattutto dentro la UE ma anche dentro gli States.
Il giurrassic park italiano
il Simplicissimus, 16.2.2025
L’Italia sta diventando come una di quelle isole misteriose di Hollywood dove si trovano animali ormai estinti altrove o in via di estinzione: il Quirinosauro per esempio o il Mammut crosettii o ancora il Tyrannosaurus melonii, forma nana del celebre carnivoro, per non dire di tutta la schiera di piccoli Rincosauri che popolano redazioni, televisioni e rete. Il mondo sta cambiando velocemente, ma loro non se ne sono ancora accorti e nemmeno l’impatto dell’asteroide Trump è bastato a svegliarli. La gaffe, certamente voluta, di Mattarella che ha paragonato la Russia al Terzo Reich è proprio perfetta, come forma di disperata resistenza, per introdurci in questo contesto archeologico e per comprendere come in definitiva esso sia eterodiretto da poteri grigi che non si arrendono alla fine del globalismo inteso come dittatura planetaria della finanza e dei suoi emissari, visibili, anzi ostentati, come il Wef, operativi come Soros e invisibili come i Rothschild che hanno inventatoe non certo da adesso il sistema di ricatto sugli Stati. .
Ora non voglio allungare il post di ieri per analizzare gli scomposti attacchi di qualche minus habens incistato nei giornaloni che ha attaccato sul piano personale la portavoce del ministro Lavrov, Maria Zakharova, in mancanza di qualsiasi argomento plausibile a difesa dei deliri marsigliesi della massima autorità della Repubblica. È necessario fare un passo in più e capire come tutto questo sia il sintomo di uno scollamento dalla realtà della governance italiana ed europea la quale si intestardisce sull’Ucraina nonostante sia evidente che la guerra è persa, che la Russia non ha subito il colpo mortale delle sanzioni e che anzi queste sono state un boomerang per l’Europa che oggi soffre di una disastrosa deindustrializzazione i cui effetti stanno ormai mordendo il tessuto sociale. Per qualche momento è parso che l’Italia potesse e forse volesse assumere un ruolo importante in un futuro processo di pace, ma questa ambizione non si è concretata in nulla visto la totale nullità del milieu politico e la sua dipendenza da poteri reali che prescindono da qualsiasi rappresentativitò. Anzi si è agito proprio come se questo obiettivo non fosse altro che un’espediente retorico del potere:
abbiamo mandato valanghe di soldi e di armi a Zelensky e alle sue truppe con simboli nazisti sottraendo cifre essenziali al Paese e alle sue politiche sociali
abbiamo negato il visto ai cittadini russi
abbiamo vietato qualsiasi manifestazione della cultura russa
abbiamo entusiasticamente aderito a forme di censura medioevali
abbiamo fatto credere che pagare l’energia a costi molto più elevati rispetto a quelli russi fosse il prezzo da pagare per difendere l’Ucraina e che comunque le energie rinnovabili avrebbero risolto il problema
abbiamo, in combutta con la von der Leyen, alimentato la volgare farsa di farci assegnare Donetsk come area per una fantomatica ricostruzione dopo l’immancabile vittoria, quando quel territorio è stato il primo ad essere annesso, per referendum popolare, alla Russia,
infine abbiamo paragonato Mosca alla Berlino di Hitler
Insomma è stato fatto tutto il peggio che era possibile fare per diventare un Paese senza ruolo e senza senso persino dentro la catastrofica logica di Biden e soci.
Ora siamo in mutande e non solo metaforicamente perché Trump ha fatto capire di voler direttamente trattare con Putin scavalcando completamente l’Europa. E non saranno certo le micionerie della Meloni con Musk a darci un ruolo diverso da quella di colonia di secondo piano. Il fatto è che il tentativo globalista si è infranto proprio in Ucraina che doveva essere invece il tassello chiave della sua espansione oltre l’Occidente e che la nuova amministrazione americana sembra aver compreso che il mondo è ormai multipolare e lavora per dare più spazio all’America in questo contesto dove non può più far conto su una una onnipotenza, ancora ostentata, ma ormai tramontata. Al contrario la Ue e il milieu italiano lavorano ancora nella vecchia logica, nonostante essa sia fallita, non riuscendo a comprendere di essere diventati in qualche modo sacrificabili, perdine su una scacchiera troppo grande per loro. Così so alienano i possibili amici per accucciarsi ai piedi dei veri nemici. Eh, gli animali estinti fanno così.
Questo intervento dell’ex ambasciatrice e diplomatica Elena Basile indica con precisione la responsabilità di Sergio Mattarella nel travalicare il compito e i limiti che la Costituzione della Repubblica impone a chi pro tempore occupa quella carica.
Il problema è ormai antico. Sino alla presidenza di Giovanni Leone il presidente della Repubblica era sottoposto a elogi e critiche, come ogni carica pubblica. Con la presidenza carismatica di Sandro Pertini e con la spettacolarizzazione della vita politica la situazione è lentamente ma inesorabilmente cambiata. Sino alla condizione paradossale per la quale è possibile criticare il Papa ma il presidente della repubblica è diventato infallibile.
Ovviamente con l’attivo contributo dei servi detti giornalisti.
La fonte del testo di Basile è questa pagina di x/twitter:
https://x.com/ElenaBasileIT/status/1890827317255053690
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Rispettare la #presidenzadellarepubblica significa conoscerne le competenze e i doveri istituzionali a salvaguardia della Costituzione. La critica all’ uomo politico per esternazioni non consone ai suoi doveri e non all’altezza dell’incarico istituzionale ricevuto sono non solo possibili ma legittime e doverose.
Il Presidente Mattarella è stato per me quando ero Ambasciatrice un punto di riferimento in quanto nei suoi discorsi rintracciavo la difesa del sogno europeo e dei valori costituzionali contro un latente razzismo che si affermava in Italia Inoltre il suo aspetto di buon padre di famiglia non può che ispirare simpatia
Eppure credo che oggi un buon politico, un buon giornalista, e un buon cittadino non possa non esprimere il proprio disaccordo e severamente criticare le reiterate affermazioni senza fondamento storico alcuno. Paragonabili a insulti gratuiti che equiparano la #Russia al #terzoReich Non è la Russia che ci attacca verbalmente. È il Presidente Mattarella che attacca gratuitamente la Russia Proprio quando contatti diplomatici tra #Mosca e #Washington sono in corso per porre fine a una guerra sanguinosa in #europa La nostra Costituzione non chiede al nostro Presidente comportamenti del genere. Al contrario essa richiede mediazione e misura. Se a questi comportamenti affianchiamo l’ assordante silenzio del Presidente Mattarella sui crimini del #GazaGenocide restiamo attoniti.
No Presidente non parla e non tace a nome di tutti gli italiani. E non a mio nome. Non sono cattolica e non credo nell’ infallibilità del #pontefice. Eppure #PapaFrancesco è in continuazione criticato sulla #stampa. La genuflessione dell’ intero spazio politico mediatico a #Mattarella è uno spettacolo pietoso ψhe purtroppo distrugge le nostre aspettative democratiche e la difesa della nostra #Costituzione.
Naturalmente Zacharova ha pienamente ragione e Mattarella ha perso, come si suol dire, una preziosa occasione di tacere. Mi dispiace molto essere ‘rappresentato’ da questa persona.
Trump e Jurassic Park
Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano, 8.2.2025
In due settimane Trump è riuscito a far odiare l’America da tutto l’orbe terracqueo a suon di sparate, minacce, ultimatum e dazi. Un caos planetario, una gigantesca nuvola di fumo che ha avvolto la Terra: solo quando si diraderà capiremo se e quale logica ci sia in questa follia. Un solo dato appare evidente: l’approccio affaristico, addirittura immobiliaristico (vedi Gazaland) alle crisi internazionali è una novità assoluta che spazza via quello ideologico-moralistico tenuto fin qui dagli Usa con l’imperialismo via via camuffato da guerra agli imperi del male, lotta al terrorismo, esportazione della democrazia e altre esche per gonzi. Ma mentre Trump dà di matto o fa il matto (questo lo vedremo) stravolgendo il mondo dall’oggi al domani, chi dovrebbe reagire è fermo all’età della pietra. Basta leggere l’ultimo giurassico discorso di Mattarella, che paragona la Russia al Terzo Reich, Putin a Hitler, il Donbass all’Europa invasa dai nazisti e dunque i negoziati Mosca-Kiev alla Conferenza di Monaco del 1938 che portò alla guerra mondiale. E scopre d’un tratto l’urgenza di essere “protagonisti” e non “vassalli” degli Usa (ma va? alla buon’ora!) e di affidarsi all’Onu e ai suoi derivati. Ma dimentica che nel 1999 un governo vicepresieduto da un tal Mattarella s’infischiò dell’Onu e partecipò ai bombardamenti Nato su Belgrado, prima rottura della legalità internazionale che poi sfociò nel riconoscimento del Kosovo per smembrare la Serbia contro una risoluzione Onu: un precedente poi cavalcato da Putin per fare lo stesso in Crimea e in Donbass.
A questo si stanno riducendo le classi dirigenti europee: a screditare i nascenti negoziati russo-ucraini e a regalarne il merito a Trump, Orbán &C. Invece continuano a obbedire a Trump sui terreni che più dovrebbero vederci ribelli: il riarmo e le sanzioni che ci costringono a comprare ancor più armi e più gas dagli Usa. Mentre la Meloni insegue il 2% di spese militari, gli eurodementi già pensano al 3-4 per compiacere The Donald che ci chiede il 5% (mentre gli Usa sono al 3,4%). E non si trova nessuno – neppure la Schlein, quella che “si deve parlare di temi concreti” – che metta in dubbio la follia bellicista e antisociale che gonfia le vele ai neonazisti in tutta Europa. La Russia, diversamente da noi, è in guerra, eppure stanzia per la difesa 400 miliardi di dollari l’anno: un terzo meno dell’Ue, che con l’1,9% di Pil ne spende 530. Perché mai dovremmo svenarci ancor di più, se non per ingrassare i produttori Usa? E che aspetta l’Ue a levare i limiti al gas russo e a intensificare i rapporti commerciali con la Cina contro i dazi? Trump, come i precedessori, fa gli interessi degli americani. Qui siamo sempre in attesa di qualcuno che faccia gli interessi di noi europei.
Il Presidente Sergio Mattarella si conferma un espositore di tesi assai superficiali e quindi anche per questo errate. Solo poche osservazioni:
-la scienza politica distingue tra aggressore strategico e aggressore operativo. Nel caso dell’Ucraina l’aggressore operativo è la Russia, costretta di fatto a diventarlo a causa della progressiva e inesorabile aggressione strategica della NATO e quindi degli USA. È come se nel territorio del Messico o del Canada venissero installate basi militari e nucleari russe. Che cosa direbbe in questo caso il Presidente Mattarella?
-il paragone con i Sudeti costituisce l’ennesima reductio ad hitlerum che è tipica della polemica politica priva di argomenti anche perché incapace di distinguere tra situazioni e contesti del tutto imparagonabili tra di loro;
-tanto più che l’attuale governo ucraino è intriso di una ideologia ultranazionalista che ha tra i propri modelli i nazisti ucraini fedeli alleati della Germani hitleriana;
-tra le centinaia di aggressioni attuate negli ultimi 80 anni dagli Stati Uniti d’America a danno di altri Paesi – e sulle quali il Presidente Mattarella non ha mai sollevato obiezioni – ce n’è una che ha visto proprio lui protagonista come Ministro della Difesa del governo D’Alema e quindi tra i responsabili dell’aggressione della Nato contro la Serbia, Paese sovrano, nel 1999. Aggressione che vide il bombardamento di Belgrado e la morte di molti civili, morte della quale il Presidente Mattarella porta insieme ad altri la responsabilità storica.
Questa persona è la stessa che tuonò dicendo «Non si invochino libertà e diritti per non vaccinarsi», la stessa che sostenne con convinzione ogni repressione del diritto di non immettere nel proprio corpo sostanze sconosciute, lasciando agli altri la libertà di agire diversamente.
Come valutare la contraddizione con le parole che pronuncia oggi? Che cosa significa? Che cosa comporta?
Alle non poche sciagure dell’Italia mancava un presidente guerrafondaio (il quale ratificò il bombardamento di Belgrado nel 1999).
Quanta propaganda da parte del Ministro della Difesa del governo che contribuì al bombardamento di Belgrado nel 1999 (e a tante altre decisioni). Quanta propaganda…
Certo nella Corea del Nord il carabiniere sarebbe finito ai lavori forzati o peggio ma il dispositivo è identico. Dove è scritto che un cittadino – foss’anche un militare – deve essere d’accordo con tutto ciò che dice un PdR o soltanto “riconoscerlo”?
Che cosa meriterebbe oggi Camilla Cederna che scrisse un intero libro di feroci accuse contro il Presidente della Repubblica Giovanni Leone? All’ergastolo, immagino. E soltanto perché in Italia non è in vigore la pena di morte.
Ormai i tratti di una dittatura quanto meno ‘etica’ sono in Italia evidenti. Come ci siamo ridotti a questo?
L’odio.
«Chiaramente tutto nel nome del progressismo. Applausi dalla sinistra liberale. Quella “radicale” non pervenuta: disinteresse per le libertà borghesi? Impegnati nella lotta al fascismo? O sarà in corso la gloriosa “analisi di classe”?»
Il Digital services act. Addio articolo 21 della Costituzione?
di Carlo Magnani, La Fionda 16.9.2023
#StatoEtico
Commento telegrafico ma del tutto corretto, esatto.
Caro Alberto, ho letto il tuo intervento su Mattarella e condivido molte riflessioni che presenti nel tuo impianto argomentativo. Ti esprimo il mio punto di vista su alcune questioni che riguardano l’attuale ospite del Quirinale. Ho ascoltato alla radio il discorso di Mattarella a Rimini. Una conferma del suo percorso interpretativo che va ripetendo da anni.
Mattarella è un uomo politico complesso, complicato, ambizioso. È figlio di due ex culture politiche, quella siculodemocristiana e quella della sinistra targata PD. Inoltre, il Presidente ha stretto un legame fortissimo con la Curia romana e con l’attuale pontefice. Mattarella ha una grande ambizione, un suo personale progetto “di educazione civica” della nazione. Per conseguire questo obiettivo egli intende offrire all’intero paese una interpretazione definitiva della storia d’Italia nella seconda metà del Novecento. Il XX secolo è stato, a suo giudizio, un secolo di inaudita ferocia e i responsabili di questa barbarie sono i due totalitarismi che egli sempre,in ogni occasione, chiama sul banco degli imputati.Essi sono il nazionalsocialismo e il fascismo.E basta.
Sia chiaro a tutti che solo loro hanno le incancellabili stimmate della colpa perenne. Nella sua ambizione di fornire una “corretta” storia del Novecento, Mattarella non ha mai citato il comunismo. Solo una volta, in occasione della giornata delle foibe, Mattarella ha accennato a generiche responsabilità dello “stalinismo”.Il Presidente ha una sua personale ambizione: diventare il Padre Fondatore della nuova Italia cofondatrice della democrazia e della Europa inclusiva e solidale.
Caro Michele, ti ringrazio per le notizie e per la lettura che offri del personaggio.
La mia impressione è che tale lettura voli molto in alto e che invece nell’«uomo politico complesso, complicato, ambizioso» si muovano dinamiche assai più «umane, troppo umane».
Ma anche prendendo per plausibile l’intenzione di dare una costante (e invero parziale, ripetitiva e noiosa) lezione di educazione civica alla Nazione, lezione la quale offra «all’intero paese una interpretazione definitiva della storia d’Italia nella seconda metà del Novecento», già accostare all’espressione “interpretazione storica” l’aggettivo “definitiva” è un chiaro segno di dismisura, di ὕβρις.
Il fisico quantistico Lee Smolin sostiene che non siano definitive nemmeno le “leggi” della fisica: «In verità, la nostra esperienza del passaggio del tempo, è l’unica cosa del mondo da noi percepita direttamente che è davvero fondamentale. Tutto il resto, compresa l’impressione che esistano leggi immutabili, è approssimato ed emergente» (La rivoluzione incompiuta di Einstein. La ricerca di ciò che c’è al di là dei quanti, Einaudi 2020, p. 217).
Ritenere che possano essere “definitive” le interpretazioni di eventi accorsi agli umani nel derularsi del tempo, dei secoli, dei decenni, questo rasenta la follia (oltre che una presunzione non da poco).
Molto più concreto è il tuo accenno conclusivo all’intenzione di immergere per intero, senza neppure un tallone che rimanga libero, il corpo dell’Italia nella palude dell”Unione Europea. Non dell’Europa, che è nostra madre e della quale l’Italia è parte fondamentale, ma dell’Unione Europea che dell’Europa è nemica, dell’Europa è l’opposto, esistendo come struttura al servizio integrale degli interessi degli Stati Uniti d’America. Qui, effettivamente, voliamo al livello reale nel quale quest’uomo politico agisce.