Blog Derrida e Heidegger

Derrida e Heidegger

Siamo già sempre una differenza animale
Derrida e Heidegger
in Liberazioni. Rivista di critica antispecista
Anno IX / n. 36 / Primavera 2019
Pagine 90-94

Nati da una goccia di sperma dentro l’ovulo, veniamo al mondo e lasciamo questo mondo, il quale continua a esistere indipendentemente dal nostro essere stati. Nostro: mio, di mia madre, di Derrida, di Heidegger, di chi sta transitando in questo momento sotto il mio balcone, della mia gatta, dello stormo che si libra alto nel cielo, dei pesci nel mare, del ragno nell’angolo, e oltre e oltre.
L’Endlichkeit, la finitudine, è la cifra insieme prassica e metafisica della vita e oltre la vita, è la cifra dell’intero. Perché l’intero è tempo che in alcune delle sue espressioni diventa consapevole del proprio bisogno, del desiderio che genera, dei modi di soddisfarlo e della fatica di ottenerlo. Diventa consapevole del fatto che ogni volta si ricomincia e ci sarà un istante nel quale non ricomincerà più:
«Nel momento della malattia o dell’agonia avvertite come colpevoli e da non far vedere (molti animali si nascondono quando son malati o quando si sentono morire), è possibile dedurne il debito, la memoria dell’errore, la vergogna e quindi il pudore animale?» (Jacques Derrida, L’animale che dunque sono, Jaca Book 2018, p. 103).

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Animale è una parola di guerra. La guerra che da tempi immemorabili gli umani conducono contro un ambiente che vedono bene essere anche ostile e non apparecchiato per loro – i monoteismi costituiscono esatta- mente il tentativo di capovolgere questa palese condizione – e dal quale cercano dunque di difendersi mediante la distruzione. In questo tentativo religioni e tecnologie convergono pienamente. Si potrebbe anzi dire che le religioni diventano una tecnologia aggressiva e le tecnologie conservano la radicalità delle religioni. La guerra contro gli altri animali

Oìmoi

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