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Assassinio sull’Orient Express
(Murder on the Orient Express)
di Kennet Branagh
USA, 2017
Con: Kennet Branagh (Poirot), Michel Pfeiffer (Hubbard), Johnny Depp (Ratchett)
Trailer del film

Le azioni umane sono probabilmente tutte inevitabili, guidate da leggi naturali sia fisiche sia interiori. Il risultato è l’esistenza individuale e collettiva. Nella trama degli eventi e nel labirinto dei giorni, necessario è dunque anche il bisogno della vendetta, quando μῆνις si alza dentro il cuore, quando una collera intensa e duratura è frutto di un’offesa che tocca l’essenza stessa di un umano, il suo orizzonte, i suoi affetti, la sua natura totale e profonda. Parlare in questi casi di superamenti e di misericordie significa parlare al vento. Razionalità e persino volontà possono certo spingere in quelle direzioni ma la φύσις vi si opporrà sempre. A meno che un sentimento ancora più potente ponga μῆνις nelle retrovie del corpomente. Ma allora significa che l’offesa ricevuta non era mortale. Che è stata magari più dolorosa di altre ma della loro stessa qualità. Toccare un umano nel suo είδος, nella sua natura, significa invece tranciare con la lama dello strazio ogni possibilità di perdono.
È questo il nucleo narrativo del romanzo di Agatha Christie ed è questo il maggior merito della trasposizione cinematografica che lo sceneggiatore Michael Green e il regista Kennet Branagh hanno ideato. Branagh si ritaglia il ruolo di un Hercule Poirot lucido e nevrotico, geometrico e tormentato, profondamente consapevole del male del mondo.
Il film è elegante e fastoso. La vicenda è un piano inclinato. Tanto è vero che anche Poirot sarà costretto, alla fine, a riconoscere la potenza di Ἀνάγκη, rinunciando al suo concetto liberale e borghese di giustizia, accogliendo invece quello antico e greco di vendetta, che della ‘giustizia’ rimane il vero nome, il segreto, l’essenza.

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[…] altri due film di Branagh dedicati al Poirot di Agatha Christie: Assassinio sull’Orient Express (2017) Assassinio sul Nilo […]

U pani è u pani e a cu ti leva u pani, tu lèvaci a vita
Guarda Alberto, essere siciliani rende diversi, non omologabili, altri nel buono e nel cattivo; questo lo capii appena sbarcato in SIcilia la prima volta; e un popolo che ha concepito quel proverbio ha quel qualcosa che ti ha permesso di essere il filosofo greco che sei, già te lo dissi. Molto diverso da un filosofo tedesco, con tutto il rispetto. Ieri sera ho rivisto credo per millesima volta il film di Germi Matrimonio all’italiana Film tragico e beffardo ambientato in una terra beffarda e tragica. La terra come il pane conta e molto. Buona tale e macari n’autra. Psq.

Come al solito, caro Alberto, riesci a sollevare di molte spanne la fruizione di un oggetto estetico, che sia un film, un brano musicale, ecc. L’orizzonte in cui inserisci ‘Assassinio sull’Orient Express‘ è grandioso. Ho visto il film di recente e non sono riuscito, per mia miopia, a vedere la grandiosità che tu hai efficacemente descritto. Siamo nella sfera della lucidità greca, dove la visione superiore del Tutto rende accettabile la tragicità della giustizia. Hanno fatto bene tutti i viaggiatori del treno? Potevano fare altrimenti? Sono stati soggiogati dalla sig.ra Hubbard?
Altrove avevi detto che il rancore è meglio non praticarlo, perché logora (la tua vicenda personale con il preside di Liceo…). E qui coerentemente sostieni che ci può essere un sentimento superiore alla mènis, che la faccia regredire in un angolo dell’esistenza (il corpomente). Mi piace pensare che questo alto sentimento sia la vera visione filosofica. Continuiamo ad attingere dalle tue riflessioni. Grazie!

Mi trovi del tutto d’accordo. E sul film e sulla μῆνις, collera profonda e tenace che mi appartiene e cui appartengo, con calma pertinace. In questi giorni e in questi tempi di luminosità fittizia vivere nell’ombra a covare magari una vendetta è inebriante come aprire una boccetta di profumo prezioso. Tuo affezionato Psq.

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