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Il 20 ottobre 2016 ho partecipato a un Convegno organizzato dalla Struttura didattica speciale di Lingue e Letterature straniere dell’Ateneo di Catania. Convegno voluto e introdotto da Nunzio Zago e dedicato ad alcuni Aspetti dell’ulissismo intellettuale dall’Ottocento a oggiLa sede è stata la magnifica città di Ragusa Ibla.
Ho partecipato per quello che sono, un dilettante di letteratura, e ascoltando i colleghi specialisti ho sentito l’orgoglio e l’onore di far parte di una comunità di ricerca umanamente coinvolgente e scientificamente feconda. Ho infatti imparato da tutti. Ricordo alcuni degli interventi, alla fine dei quali ho chiesto ai relatori la loro opinione sulla lettura che Horkheimer e Adorno hanno dato di Ulisse come emblema anche del borghese che persegue lucidamente i propri scopi in una logica utilitaristica. Chiarisco che quanto scrivo qui non costituisce una sintesi delle tesi enunciate dai colleghi ma si tratta soltanto di alcune mie riflessioni che partono dai loro eccellenti contributi.

Andrea Manganaro ha parlato dei personaggi di Verga e della loro corsa verso la morte. Ascoltandolo ho pensato al fatto che Ulisse torna da solo a Itaca, tutti i suoi compagni sono morti. Forse Ulisse è anche il potente di cui parla Canetti, è colui che differisce la propria morte attraverso il morire degli altri, a cominciare dalla distruzione imposta agli abitanti di Ilio.
Antonio Sichera analizzando l’opera di Pavese si è riferito alle motivazioni per le quali Ulisse rifiuta la straordinaria proposta di Calipso di renderlo immortale e sempre giovane, invece che tornare da una moglie umana. Forse il motivo di tale rifiuto sta nel fatto che Ulisse ha compreso l’infelicità di Calipso. La dea non si è conciliata con il tempo. Non il tempo Χρόνος, naturalmente, essendo lei divina, ma il tempo Aἰών. E invece Ulisse con il tempo si è conciliato, è stato capace di fare del futuro -dei propri desideri, ambizioni, aspirazioni- il suo stesso presente.
Fernando Gioviale ha raccontato di D’Arrigo. Non soltanto di Horcynus Orca ma anche dell’ultimo romanzo darrighiano, Cima delle nobildonne, un testo dedicato alla placenta. Anche Giuseppe Traina parlando di Bufalino ha accennato al ritorno all’utero.
Ascoltandoli mi sono ricordato di uno dei più grandi narratori del Novecento, Elsa Morante, forse troppo trascurata. Nell’ultimo suo romanzo, il figlio di Aracoeli si rivolge alla memoria della madre dicendole: «Ma tu, mamita, aiutami. Come fanno le gatte coi loro piccoli nati male, tu rimàngiami. Accogli la mia deformità nella tua voragine pietosa» (Aracoeli, Einaudi, 1982, p. 109). Ulisse è forse anche il desiderio del ritorno al luogo nel quale tutto era caldo, liquido, sicuro. Il luogo nel quale ogni voce, contatto, movimento, erano pura luce. Tornare a Itaca la madre, tornare a Itaca la Terra. Tornare all’intero da cui proveniamo.

Forse è anche per questo che Odisseo -come l’Ettore di Foscolo- vivrà «finché il Sole / risplenderà su le sciagure umane» (Dei Sepolcri, 294-295), vivrà nelle nostre parole, nei nostri studi, nel nostro tendere al luogo da cui proveniamo. Vivrà in quel νόστος che è l’intera esistenza.

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7 Commenti
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Gentile Pasquale,
così, solo per ironizzare un po sui toni di questo “salotto senza tè e pasticcini”, a me pare che tutto tutto su Ulisse, forse, non è stato detto! E mi viene in mente, infatti, che Odisseo poteva tornarsene dritto dritto a casa dalla sua Penelope invece, come certi tipi di mia conoscenza, più è consapevole dell’amore della propria donna, più resta “piedi piedi” …a fare esperienze per la vita!
E noi, più loro ci lasciano sole, più li amiamo!!
Odisseo incarna il tipo di uomo macho che, con la scusa del fato, se la spassa…ma poi torna saggio ricco sapiente!!!
Mah!?
Sarà un viaggio di conoscenza il suo ma intanto Penelope, apparentemente alienata davanti a un telaio, resta
Sola!
E così diventa Signora di se stessa e del suo amore per quel “debosciato”di di suo marito!
P.S.
Se potete, scusatemi per il mio sorriso ma è un giorno intero che penso a questa faccenda!

caro Alberto, c’è una tua poesia molto bella che porta quel titolo

penso che Ulisse sia veramente un luogo letterario (è riduttivo scrivere letterario però) immenso

mi è capitato talvolta di parlare con anziane mogli di marinai, nella zona di Portovenere, per loro il ritorno, nòstos, è il fatto più importante, la vita è incentrata su quel momento, molto più importante della partenza, Itaca è anche l’isola di chi aspetta

io penso che tutti noi facciamo un largo giro per tornare da dove siamo partiti, la nostra destinazione siamo noi stessi

meraviglioso argomento, grazie

Grazie a te, cara Tina. Il confronto con gli amici/lettori di questo sito è fondamentale. I vostri commenti mi stimolano a rendere ‘feconda e dinamica’ anche la mia scrittura.

Mi pare Alberto che sia utile sottolineare quanto un blog sia luogo di incontro e riflessione, il tuo di sicuro ma persino il mio con i limiti che il suo essere letterarario manifesta, cioè massimalista ed esclusivo. Una forma di resistenza all’abiezione e un salotto, purtroppo senza tè e chicche, dove incontrarsi tra eguali e differenti. Quanto a Ulisse, mi pare mito talmente complesso, come i miti in genere, da rendere superfluo ogni reductio, specie se ad unum. Io non saprei che dire che non sia già stato detto o ch eancora non sia stato detto. Come sarebbe bello il mondo se ci si potesse occupare solo di queste cose.

Come sempre, caro Alberto, grazie!
Grazie perché ci aiuti nella riflessione sulla vita/viaggio che ognuno di noi compie e che i Grandi della letteratura interpretano e ci raccontano in mirabili romanzi.
La tua vita,cosi feconda e “dinamica”, è, per me, una miniera di sapere da cui attingere!

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