Blog Le porte / L’orrore

Le porte / L’orrore

Miss Violence
di Alexandros Avranas
Grecia, 2013
Con: Themis Panou (il padre), Eleni Roussinou (Eleni), Rena Pittaki (la madre), Sissy Toumasi (Myrto), Kalliopi Zountanou (Alkmini), Constantinos Athanasiades (Philippos), Cloe Bolota (Angeliki)
Trailer del film

Una porta inquadrata all’altezza della maniglia. Si apre. Entrano due ragazzine. Una di loro compie 11 anni e l’intera famiglia -padre, madre, due figlie, delle quali una ha a sua volta tre bambini, compresa l’undicenne Angeliki- la festeggia. Brindano, ballano, si fotografano. Mentre nessuno la vede, la ragazzina si butta dal balcone. Polizia, scuola, assistenti sociali. Un gesto incomprensibile, che viene quanto prima rimosso. Il padre/nonno è severissimo. Le punizioni sono numerose, interrotte da qualche gelato e dalla promessa di andare al mare. La famiglia sta spesso davanti al televisore, dal quale arrivano voci di notiziari greci e  tedeschi e si vedono immagini di primati e di orsi. Il protagonista, viscido come l’olio, disegna la sua parabola di abiezione e di distruzione. La famiglia continua per tutto il film ad aprire e chiudere porte sul niente. Sino all’ingiunzione finale della madre/nonna: “Chiudi a chiave la porta”.
Né bello né brutto. Terribile e ineccepibile. Fisico e simbolico. Il gelo e la menzogna delle relazioni familiari espressi con inquadrature riprese per lo più all’altezza delle maniglie delle porte. Un vorticoso e lungo piano sequenza quando i due assistenti sociali fanno visita a questo bel nucleo familiare e trovano tutto in ordine. Il buio delle periferie -non si vede mai il cielo- si mescola al buio delle esistenze e lo incarna. Metafora della Grecia stuprata? Devastante accusa alla famiglia e alle sue perversioni? Semplice psicopatologia? Esempio di un cinema freddo nel trattare l’umano? Forse tutto questo e altro. Ma la porta si apre e si chiude sull’orrore.

 

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4 Commenti
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Non so quanto veramente attinenti, anche perché di cinema vedo e so poco e ricordo ancor meno, mi affiorano, appunto, due ricordi lontani:

1) Crìa cuervos, film che allora (quando, precisamente?) venne interpretato come possible metafora della defunta Spagna franchista, o dell’appena-dopo. Il regista era forse Costa Gavras? Ricordo un’impressione di lentezza e di immobilità, di cui non so quanto mia o quanto veramente motivata dal film.

2) Family life, statunitense, tutto incentrato su una famiglia anonima in casetta anonima – film che tenderei a ricordare come di molti silenzi tra i protagonisti, culminante nel suicidio o nella depressione della figlia.

Due belle atmosfere, per dire.

Uh, sì, Kynodontas l’ho visto, e ho anche qui in attesa Alpeis e Kinetta (primo e ultimo di Lanthimos), anche a me era il paragone che veniva in mente (al buio)!
Allora vedrò di inseguirlo(i) prima che sparisca(no)…

bella rece, anche se non mette proprio le ali ai piedi per vederselo… era uno dei film in circolazione adesso che mi attirava, insieme a La vita di Adele (un capolavoro per tutti tranne x l’amico-postumano/nocturniano Marchetti che lo trova “una banale love story, solo con un po’ di lesbo sex”), Giovane e Bella di Ozon e il Polanski-Masoch (che come forse avrai letto a tua volta, è quello che per ora ha vinto al nostro botteghino di coppia)…

Quindi questo Miss Violence rimane ellittico anche all’uscita dalla sala, oppure un qualche svelamento del dramma avviene, solo che tu ce lo taci per non rovinarci la sorpresa?

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