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[Inauguro con questa notizia una nuova sezione -informativa- del sito, che ha come titolo Cronache / Luoghi / Eventi]

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Un affitto d’oro: la sede della televisione a UNICT

di CUdA – 20 luglio 2013

In data 14 luglio 2009, l’Ateneo di Catania stipulava un contratto d’affitto con la I.S.A., Impianti Sportivi Alberghieri S.R.L., società con sede a Catania in via Centuripe 1/C.

Tale contratto prevede la locazione di uno stabile situato a Catania, tra via Umberto, via Sangiorgi e via Tagliamento, di oltre 1000 mq, con destinazione “uffici e aule didattiche”, per sei anni, fino al giugno del 2015, senza possibilità di recesso da parte dell’Università stessa.

In questo stabile non si sono mai svolte lezioni o laboratori; dopo qualche tempo, e dopo dei lavori di adattamento – non poco costosi – pagati sempre dall’Ateneo, è stata trasferita lì Radio Zammù; e poi, dopo il novembre 2011, la costituenda e poi costituita Web-TV d’Ateneo, la cui linea editoriale e il cui progetto di comunicazione non risultano mai (cosa strana) essere stati vagliati né approvati dagli organi dell’Ateneo, la quale Web-TV ha come direttore il sig. Recca Severino.

L’affitto dello stabile, d’altronde, era un vero affare: 252.000 euro annui, ovvero 21.000 euro al mese, un canone al di fuori di qualsiasi ragionevole valore di mercato (fate mente locale: voi riuscireste ad affittare a 2.100 euro al mese un appartamento di famiglia di circa 100 mq, l’equivalente di un decimo dello stabile in oggetto?)

Facciamo dunque un po’ di conti. In sei anni UNICT ha speso e spenderà per l’affitto di questo spazio (che continua a costarci 700 euro al giorno) oltre un milione e mezzo di euro; spesa esorbitante alla quale vanno aggiunti i soldi della ristrutturazione e le spese per le attrezzature della Web-TV (sulle quali per ora non entriamo in merito e che non computiamo).

Insomma, facendo un primo totale, quel che è certo è che circa 1,6 milioni di euro sono andati via, in fumo.

Di certo, crediamo, questo affitto d’oro verrà dismesso alla scadenza (ma il danno resterà); di certo la Web-Tv d’Ateneo si darà un progetto chiaro e una mission condivisa.

Restano le macerie, però.

Ci chiediamo, dopo che è stato detto per anni che non c’erano soldi per tutorati, dottorati, assegni di ricerca, precari dell’amministrazione e della ricerca, corsi di studio… Cosa si sarebbe potuto fare, di più e di meglio, con questi 1,6 milioni di euro (senza considerare altre spese…) in tutti questi anni?

Siamo certi che la presente Amministrazione vorrà e saprà sanare queste situazioni.

Chiediamo però, anche, che tali scelte del passato abbiano evidenza pubblica; così che ognuno possa farsi un’idea: sul passato ma anche sul presente del nostro Ateneo.

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La fonte dell’articolo è Fuori dal coro, sito del Coordinamento Unico dell’Ateneo (CUdA) di Catania.
Di questo testo mi ha fatto riflettere soprattutto il seguente brano: “Ci chiediamo, dopo che è stato detto per anni che non c’erano soldi per tutorati, dottorati, assegni di ricerca, precari dell’amministrazione e della ricerca, corsi di studio… Cosa si sarebbe potuto fare, di più e di meglio, con questi 1,6 milioni di euro (senza considerare altre spese…) in tutti questi anni?”. Di tali dichiarazioni sulla endemica e grave mancanza di fondi sono stato infatti testimone in numerosi Consigli di Facoltà (prima) e di Dipartimento (poi).
Il Rettore sotto il cui governo fu stipulato questo contratto era Antonino Recca, il cui mandato si è concluso nel marzo 2013.

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Università di Catania. Un altro passo verso la correttezza.

Una buona notizia, meno male caro Alberto.

Alla fine, è probabile, cercheranno di screditare chi dà la notizia. La sensazione che ho avuto leggendo è quella di un certo déjà vu, come dire, caro Alberto, e questo è tragico, la notizia non mi ha stupito, m’è parsa quasi il racconto di una prassi normale.

Se me lo consenti, passerei a “Repubblica” il link a questo tuo intervento per vedere se sono interessati a un’inchiesta. Buona giornata!

Caro Alberto,

si tratta di un fatto gravissimo, ma emblematico della gestione della finanza pubblica nel nostro Paese.
Si sono tagliati in modo spesso totale i finanziamenti alla ricerca e alle attività di formazione e si continua a sperperare fondi pubblici in beni e servizi funzionali solo a interessi privati.
Di fronte a fatti di questo genere, come ci si può sentire a sapere che i nostri giovani migliori non hanno alcuna chance di collocazione istituzionale e che devono necessariamente scegliere la via dell’emigrazione?
Un caro saluto.
Dario

Alberto, ma se sei costretto a riflettere sulla natura che ha stabilito un tempo a scadenza per la vita degli uomini…e ad aspettare che la vita di “certuni” passi perché il nostro mondo non sia dei peggiori!
Non credo che il mio disinteresse sia complicità, semplicemente cerco di non sentirmi ed essere asservita in alcun modo alla politica e per questo limito i miei bisogni, i miei consumi e la mia vita di relazione allo stretto indispensabile.
Questo mi fa star meglio e continuo ad insegnare a mio figlio un corretto stile di vita personale anche se costretto a vivere inseme agli altri.

Alberto. Trenta secondi di luce, illuminante fosforosa.

Apprezzo,certo, l’infozmazione,l’analisi impietosa dei fatti,i consigli per “restare fuori dal coro”…,ma quanta amarezza per ciò che apprendo! Vorrei circoscrivere il mio mondo ancora di più di come sai. Perché non cambieranno mai gli uomini!

Grazie per la tua infaticabile opera, caro Alberto

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