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Bombe e baci

«Silvio Berlusconi ha chiamato il presidente americano Barack Obama per comunicargli il suo sì ad azioni aeree mirate in Libia» (la Repubblica, 25.4.2011). Che uomo è uno che prima bacia la mano a Gheddafi e poi lo  bombarda?
«L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» (Costituzione della Repubblica italiana, art. 11). Che opposizione “di sinistra” è quella che probabilmente voterà con il partito di Berlusconi a favore di una guerra di aggressione? Salvando in questo modo un governo immondo e calpestando la Costituzione?
Le motivazioni della guerra anglo-francese e statunitense contro la Libia sono il petrolio e «200 miliardi di dollari di fondi sovrani». Partecipando a tale aggressione, l’Italia conferma la propria miseria politica, diplomatica, economica. La menzogna della “guerra umanitaria” dà ancora una volta ragione a George Orwell, ai princìpi del Grande Fratello: «La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza» (1984, Mondadori 1998, p. 8).

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sembra, più per incapacità decisionale che per intelligenza politica, che il fiorentino ci vada cauto, per ora

Penso, visto come sta andando l’andazzo, che era meglio se lasciavano al loro posto sia Gheddafi che Hussein, forse, tutto sommato, erano in grado di tenere a bada tante teste calde. D’altronde di solito a casa propria si sa come gestire certe situazioni. E penso anche che la democrazia non si esporta.
Filippo Scuderi

Un uomo che non ha più rispetto nemmeno per se stesso. I soldi sono i fili che muovono i nostri politici. Il denaro è vita per questi signori. E il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Non parlo da credente, anche se ho comunque molto rispetto della vita umana (di chiunque). Della morte non si puo’ mai gioire, e’ evidente. Eppure migliaia sono in festa in Usa in queste ore, migliaia si riversano in strada come dopo una vittoria sportiva che idealmente unisce tutti gli States e non solo. Comprensibile. Osama Bin Laden rappresenta(va) la testa, il simbolo di una ferita mai rimarginata del tutto dal popolo americano. Parlo del popolo, perche’ quello che fanno i potenti e’ cosa nota. Un giorno sei alleato di un terrorista, lo rifornisci di armi, il giorno dopo gli dai la caccia (riferimenti a Saddam e Gheddafi assolutamente voluti). Ad ogni modo l’America aspettava da dieci anni la ‘Bestia’, la mente degli attacchi del tristemente famoso 11/9 e ha avuto ‘Vendetta’. Leggo con evidente diffidenza delle agenzie che riportano dichiarazioni quantomeno azzardate del presidente della commissione UE Barroso, secondo cui la morte di Bin Laden ”[…] rende il mondo un luogo più sicuro e dimostra che questi crimini non rimangono impuniti”. Un luogo piu’ sicuro (!?!). E’ evidente che l’uccisione del capo di Al Qaeda rappresenza un colpo d’effetto per l’appannata immagine del presidente Obama, che con proverbiale intuito ha enfatizzato solennemente i toni del messaggio alla nazione di questa notte, trasmettendo dalla East Room un comunicato dove specificava che il leader talebano sarebbe stato ucciso in seguito alla reazione che avrebbe tenuto contro il commando di militari che lo aveva stanato. Non sapremo mai come e’ andata davvero, gia’ una ridda di voci sulla foto sul volto senza vita mostrata in tv si rincorre sul Web: “non e’ vera, e’ un fotomontaggio.” Ci viene detto che il corpo e’ stato immerso in mare, in concordia con i precetti islamici. Vai a capire che gli costava tenerselo per qualche giorno. Non sapremo mai come e’ davvero, proprio cosi’. Al Qaeda ha gia’ il nome del successore pronto da anni, la piovra non e’ certo morta. Ma gli americani e il ‘popolo libero’ possono gioire di qualcosa di tangibile, di una data che ricorderanno quando deporranno un fiore sulla tomba di coloro che hanno perso in quel giorno nefasto. Ma come tutto c’e’ un rovescio della medaglia, un lato oscuro del contendere. Dieci anni hanno significato almeno due guerre manifeste, centinaia di migliaia di civili uccisi in nome di ragioni spesso ambigue, un terrore forse uguale e contrario. Quante stragi sono passate nel silenzio, quanti giorni brutti mi ricordo. E’ una sensazione agrodolce, non posso essere felice perche’ non la sento davvero come una vittoria. Abbiamo perso tutti in questi dieci anni. E la cassa di risonanza dei media ha ‘giustamente’ esasperato quel giorno di quasi dieci anni fa come un’apocalisse, una data che cambia la storia, e giustamente l’ha cambiata. Gli Stati Uniti attaccati al cuore, mai successo, Pearl Harbor compresa. Mentre la sommatoria di tutto il resto che e’ avvenuto prima, durante e (soprattutto) poi dovrebbe esser relativizzata (come di fatto e’ avvenuto). Non ci riesco. Ha perso solo la Ragione in questi dieci anni e nessuno sembra aver imparato dagli errori del passato. Oggi ‘esportiamo’ ancora il nostro bel marchio di democrazia. Quello che e’ triste e’ che ce lo invidiano ancora in tanti.

Abbiamo avuto l’era della rivoluzione francese quella della rivoluzione industriale,
abbiamo avuto il decadentismo, il romanticismo, l’illuminismo, abbiamo avuto il nazismo il fascismo, il marxismo , ma adesso in quale era ci troviamo? L’era della distruzione dei dittatori o l’era dei tiranni approfittatori e dei rubatesori?
Sono confuso chiedo scusa.
F.S.

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