Blog I Promessi Sposi

I Promessi Sposi

di Alessandro Manzoni
1840
Audiolibro – A cura di Vittorio Volpi
LiberLiber, 2007

«Sopire, troncare, troncare e sopire»…(cap. 19). Il cuore del Potere, la sua logica profonda. Omertà perché «a stare zitti non si sbaglia mai» afferma Don Abbondio (cap. 32), i siciliani confermano: “cu picca parrà, ma’ si pintì”. Prepotenze mafiose di padroni locali. Raccomandazioni contro le leggi, l’equità, la giustizia. Corruzione capillare dei funzionari (consoli), dei sindaci (podestà), degli avvocati. I «bravi» e i «birri» posti sullo stesso piano, descritti come strumenti diversi ma convergenti dell’autorità legale e illegale. Una «svisceratezza servile» da parte della “gente comune” (cap. 22) che è la vera ragione del dominio degli uomini e dei politici di malaffare.

Carestie che tolgono l’anima agli umani, agli animali, alle cose. Rivolte «il cui clamore non è che silenzio» (P.P.Pasolini, Le ceneri di Gramsci, «L’Appennino, VII»).
Guerre le cui vere vittime sono le popolazioni civili. Epidemie prima negate dai governi, dai medici, dalla “opinione pubblica” e poi attribuite alle motivazioni più irrazionali (gli untori, gli astri) e infine subite nel cinismo e nello sciacallaggio generali. L’egoismo e la miseria dei “cattivi” che costringono i propri figli alla clausura per non dividere il patrimonio e non indebolire “a famigghia”. L’egoismo e la miseria dei “buoni” che -come Donna Prassede- metteva tutto il suo impegno a «secondare i voleri del cielo: ma faceva spesso uno sbaglio grosso, ch’era di prender per cielo il suo cervello» (cap. 25).

La vicenda umana che è un susseguirsi di «legali, orribili, non interrotte carnificine» (cap. 32). E su tutto il vero motore del testo: quel prete con il quale l’opera si apre e si chiude; l’anima nera il cui orizzonte è limitato al proprio infimo ego in mondo pervicace, irredimibile, assoluto: Don Abbondio, così vile e dunque così cattivo perché così intellettualmente ottuso (un vero caso socratico), come si vede in modo clamoroso durante il dialogo col cardinale Borromeo.

Ma anche la storia di un innamoramento, di una passione forte al di là di ogni prova. Non tanto nella timidezza teologica di Lucia Mondella -certo insostenibile a uno sguardo contemporaneo- ma certamente nella tenacia esuberante di Renzo Tramaglino, per il quale prima dell’incontro con l’amata «i minuti gli parevan ore» e mentre sta con lei «l’ore gli parevan minuti» (cap. 38). Una disincantata ironia a pervadere ogni pagina. Un romanzo insuperato, il più grande nella nostra lingua. Oggi come allora, perché «così va spesso il mondo…voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo» (cap. 8).

[Ho riletto I Promessi Sposi tramite la bella voce di Silvia Cecchini, nell’audiolibro messo a disposizione da LiberLiber]

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6 Commenti
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Hmmm, quasi quasi c’è da dirlo. Sì. La rilettura ultima me lo fa sentire lontano più lontano di quel che si creda da quella apologia di cattolicesimo di cui la scuola lo fece paladino. È vero che non è ateo ma le parole per ricordare federico borromeo mi sono sembrate così limpide e, se vuoi, così prospettiche da sembrare quello che sono: parole di uno che pensava, come dici tu con le parole.

Che passione Alberto. Che amo quel libro fino e oltre l’ottava lettura che mi è sembrata più dura, più intensa, ancora più politica e storica, più riuscita, oserei dire perchè ancora più vicina a Manzoni, che lo amo già lo sai. Solo una cosa, degli italiani è il più grande, quale romanziere, ma mi pare che sia giusto considerarlo tra i grandi del mondo. Ne ha scritto uno solo ma che solitudine vertiginosa:

A mis soledades voy,
de mis soledades vengo,
porque para andar conmigo
me bastan mis pensamientos.
(Lope de Vega)

Questo libro grande e fondamentale può aiutare a capire e a descrivere anche i comportamenti politici della Commissione europea, dell’organismo che dovrebbe guidare l’Europa:
Paura del contagio, di Giorgio Mascitelli (Alfabeta2, n. 28, aprile 2013)

Il coraggio di parlare richiede la forza di “pensare al plurale” di uscire dal circuito del soggettivismo asfittico, dalla logica della cura del “particulare”. Il rischio della rifeudalizzazione è forte. Siamo nella fase della “debolezza dei diritti”, il rischio di rendere sempre più astratti i concetti universali di libertà uguaglianza solidarietà è latente . Quando si perde il diritto al lavoro , di conseguenza si vanificano i principi della democrazia .- “L’Italia è una repubblica fondata su …?”-lo sguardo attonito di uno studente al colloquio degli esami di stato 2009, al quale fu chiesto l’art.I della Costituzione italiana, a me è parso come l’emblema del disorientamento diffuso e generalizzato di molti giovani che ignorano la Carta fondamentale e percepiscono spesso il sapere scolastico, astratto e inutile. La mancanza di consapevolezza dei propri diritti unita alla sfiducia di cambiare le cose del mondo diventa una pesante cappa che limita o soffoca ogni slancio di vita.
Se l’Italia non è più una Repubblica fondata sul lavoro, su che cosa si fonda o si può fondare???….

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