Blog Arcore o le 120 giornate di Sodoma

Arcore o le 120 giornate di Sodoma

Non c’è nulla di politico se non nel significato radicale, nel senso della rivelazione di quale sia la natura più fonda del potere autoritario, che consiste -come Freud, Reich, Foucault hanno mostrato- in un complesso bisogno di possesso dei corpi. Quello che c’è di giudiziario è lampante (una sintesi si trova qui). Si tratta soprattutto di un caso clinico e antropologico. Clinico per il protagonista, che non è soltanto «un individuo dal losco passato e dal losco presente» (Barbara Spinelli) ma che è anche un soggetto evidentemente e gravemente malato, tecnicamente folle perché ormai del tutto fuori dalla realtà. Antropologico poiché una tale follia non potrebbe mantenere un individuo al potere se non ci fosse a sostenerlo il carattere di un intero popolo, una pletora di istituzioni, giornali, televisioni, chiese, gruppi e persone di varia natura e interessi. Un mondo, questo, che la visionarietà di Pasolini seppe descrivere nel più gelido e insostenibile dei suoi film. Certo, nulla è rimasto del tragico che intesse Salò. Degli escrementi è permaso soltanto il grottesco, ma esso è dilagato ovunque.

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12 Commenti
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Come scriveva Paolo Flores D’Arcais qualche giorno fa, nessun giornale o tv aveva ripreso e commentato la notizia data dal Fatto quotidiano -e mai smentita- del pornosacrilegio di Berlusconi, con l’uso diciamo così improprio del crocifisso da parte di costui.
Ora il cardinale Bagnasco comincia a dire qualcosa ma è bene sapere quale tipo di azione ha finalmente indotto i vescovi italiani a un timido rimprovero verso il tizio che fa il primo ministro. Invito a leggere per intero l’articolo di Flores D’Arcais, il quale a proposito dei silenzi del Vaticano su b. parla giustamente di simonia.

caro Alberto concodo ogni tua sillaba. Il caso del giorno (chissà domani…) travalica ogni nostra pessimistica previsione e quel che più preoccupa è la recente “immagine” di B -confezionata dalle sue difese- ci consegna un attempato “signore” incapace di discriminare. In termini crudi – a detta dell’on. avv. Ghedini – un vecchio nonno beota governa un Paese!

… e siamo alla fatidica domanda che rivolgono i bambini:che dobbiamo fare?
Tutto e niente.
Perché non tutti stiamo a guardare… ma la gran parte del popolo italiano,che “s’indigna” come noi,non ha a disposizione mezzi per fare qualcosa o non sa cosa fare!
I giovani hanno soprattutto bisogno di aiuto,Alberto,ma, a scuola,sede adatta per formali in tal senso,trovano dirigenti servi del potere corrotto e insegnanti oramai “malformati” a loro volta!
Non ne usciremo più.

@Pino Mario
La ringrazio molto per il suo apprezzamento.

@Rita e Mario
Condivido ciò che scrivete. Il fatto gravissimo non è costituito dalla pazzia e dalla sex addiction di Berlusconi ma dall’accettazione passiva o attiva dei suoi comportamenti, uno dei cui effetti è la possibilità per i servizi segreti di tutto il mondo di ricattarlo o di ottenere informazioni riservate mettendogli nel letto e in casa delle donne. Donne che sono a volte anche parenti o fidanzate di camorristi, ragazze che vengono spinte dai loro stessi genitori a spennare il vecchio infoiato, donne che possiedono il numero di cellulare riservato e telefonano di continuo a B., anche quando è ricoverato in ospedale. E, se non risponde, esclamano “però cazzo non si fa così, se ti chiamo è perché ho bisogno, cioè” (da Il Fatto quotidiano di oggi, p. 5).
Quale capacità di concentrazione e di soluzione degli affari pubblici può conservare un politico che si trova in tali condizioni?

Hai ragione, Mario, a dire che tutto questo spiega anche come “fecero i tedeschi a non vedere i lager” ma con almeno una consistente differenza: la maggior parte dei tedeschi -la storiografia più avvertita lo ha chiarito- non sapeva dell’esistenza dei lager e di che cosa in essi accadesse; chi sia Berlusconi e che cosa faccia lo possono sapere tutti gli italiani, se non si limitano a farsi “informare” dalle televisioni di stile sovietico di proprietà del Berlusconi stesso.

Acuta osservazione, io non sono un moralista in genere ma mi ci sento un po’, in effetti.
Ma il max della mia curiosità s’appunta ai libri di scuola su cui i figli di mia figlia (oggi 12enne) studieranno quest’epoca: la nuova Roma di Caligola? Del papa Borgia? Il Truman Show realizzato?
Come verrà interpretato il fatto che nonostante tutto ciò un italiano su 3, qua e là quasi 2, sono con lui? Non sudditi analfabeti del tribale Bokassa, non beduini succubi dell’islamismo oppressivo, nooo…. occidentali scolarizzati, benestanti e (dicunt) autonomi di giudizio, liberi di scegliere!
Getto nel calderone la fiducia che Ille TUTTORA acentra su di sé da parte di oneste (ripeto, oneste) persone comuni, pure di provata fede cattolica, catechiste, non imprenditorotti brianzoli infoiati ma persone che credono in certi valori tradizionali, CONVINTE che sul povero ci sia una esagerata montatura.
Ecco, quando ci chiediamo come fecero i tedeschi a non vedere i lager………….

Rita

Il “protagonista” è da considerare un caso clinico, senza ombra di dubbio.
Ma quello che fa veramente soffrire in modo silenzioso un normale individuo che abbia disgraziatamente una certa sensibilità è la considerazione del “caso antropologico”. Anche qui hai ragione, e ci si sente in qualche modo sporchi, come quando si entra in uno squallido bordello solo per guardare, magari criticando, ma restando comunque a guardare… credo che molti uomini di questo paese, si sentano così.

Grazie per questa lettura che aiuta a capire andando… oltre…
Pino Mario

Bisognerebbe ri-proiettare l’illuminante film di Pasolini (che forse non s’immaginava neppure lui tanto premonitore) nelle scuole.
Se non fosse che magari questa forma di “educazione sessuale” indignerebbe il pontifex, fino a ieri – a quanto traspare a noi piccini – più costernato per il fatto che si potesse nominare il sesso fra i banchi senza uno dei suoi a guardia, che non per lo spettacolo pubblico offerto da questi “adulti”, tutti fieri difensori dei valori tradizionali della famiglia e crociati dei finanziamenti alle sue, di scuole.
O no?

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