Blog Villa Palagonia, la Sicilia

Villa Palagonia, la Sicilia

Bagheria – Sito della Villa

All’amico e collega Salvatore Fricano debbo la visita, ieri, a uno dei luoghi più emblematici della Sicilia e dei siciliani. Noi, infatti, non crediamo all’umanità. Non crediamo al suo valore etico universale, alla necessità di combattere una qualsiasi battaglia in suo nome, alla sua grandezza. Non crediamo neppure che essa esista al di là dei singoli individui. I prìncipi Gravina che concepirono, vollero, costruirono Villa Palagonia sono, in questo, degli autentici rappresentanti di un intero popolo di scettici, di solitari, di disincantati orgiastici della vita.
I “mostri” che svettano sulle mura di questa magnifica dimora costituiscono una sorta di ammissione e di autoritratto. L’abusivismo che ha aggredito il luogo sino a nasconderlo dentro un reticolo di palazzi orrendi, di anonime strade, di strutture insignificanti, sembra quasi il tentativo di cancellare una confessione troppo esplicita di ciò che si pensa e che si è.
E che cosa sono i siciliani? Un gioco di rimandi, come quello che intride la “Galleria degli specchi”, il cui soffitto è interamente ricoperto da superfici ora opache ma che un tempo riflettevano ogni angolo. I siciliani sono dei tracotanti, convinti di costituire il centro del mondo e del tempo. I siciliani sono un intreccio di cristianesimo ateo e di paganesimo devoto. Tutti gli spazi, la concezione stessa, i particolari di Villa Palagonia offrono una testimonianza profonda, malinconica e potente di questa loro natura, della gaia disperazione che li intride, che ci intride.

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Forse la nostra terra ci ha viziati con così tanta bellezza!
Ho vissuto la mia infanzia a Salina, nelle isole Eolie, e ricordo i pescatori che passavano ore al molo in silenzio a guardare il mare. Sembrava che nulla potesse turbare il loro mondo. Il vento scompigliava loro i capelli e le loro camicie a quadri. Rimanevano lì ad aspettare la notte.

Simili riflessioni, ancora più amare, tutt’altro che gaie, anche nel Gattopardo:

“I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria, ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se si tratti di Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla”

nessuna foto può eguagliare un testo ben scritto, nel raccontare un posto

i siciliani sono antichi, quando qui in liguria era preistoria lì era civiltà, grembo fertile del pensiero di secoli e secoli a venire

gaia disperazione

questa magnifica espressione, caro professore, è al confine del pensiero, sfiora l’indicibile, non posso rovinarla col mio commento, posso solo annotarla nel mio taccuino

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