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L’anarchismo oggi

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Da molto tempo ormai il sostantivo anarchia è ingiustamente usato come contenitore di tutto ciò che è inspiegabile, disordinato, estremo, violento ma in questo momento storico si assiste a una sua banalizzazione e strumentalizzazione che sfiora il ridicolo. È scontato ma sembra che vada sottolineato: non c’è nessun rischio di rivoluzione anarchica. Anche perché l’anarchia non si può istituzionalizzare. Questo è uno dei suoi capisaldi condiviso peraltro dal marxismo (Marx scrive infatti: ‘Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente’) ma non ditelo ai sovietici convinti. In soldoni sta accadendo che Bakunin, Kropotkin, Malatesta, solo per citare i più noti, vengano criticati dai cronisti più mediocri di sempre. Ah, quasi dimenticavo: dei mediocri che non hanno mai letto una pagina di teoria politica e di questi che ho elencato.
Un caro saluto

L’anarchismo si dà come obiettivo la massima libertà possibile unita alla massima eguaglianza possibile, in modo da evitare l’arbitrio della libertà di uno solo o di pochi e la piattezza di una eguaglianza imposta con la forza. Credo che sia un buon progetto, anzi il migliore.

Mi piace molto questo passaggio perché caratterizza l’anarchismo per la sua reale vocazione di pensiero sociale, sventando il tentativo, spesso anche abilmente riuscito, di leggere l’anarchismo in chiave prettamente individualista, in stile «destra colta». Dunque una critica potente del potere quando opprime il sano dispiegarsi dell’essere umani, nella consapevolezza che una sostanziale egualianza va perseguita, proprio per rendere liberi, in un concetto di libertà concreto, quasi quotidiano. Del resto poi ogni intellettuale userà il suo talento laddove meglio eccelle, e di certo la lettura della macchina spettacolare, sulla scia di Debord e di Pasolini, è un aspetto centrale del filosofo Biuso «politico». Direi che ci siamo, è un buon orizzonte, questo, per ragionare assieme.

Caro Alberto, avrei una domanda, non allo scopo di contestare le interessanti e benissimo esposte considerazioni, ma per meglio acclarare il tuo pensiero al riguardo.
Prendiamo questo punto:

eguaglianza e differenza al di fuori di uno schema ottimistico sulla natura umana che Rousseau ha idealizzato in contraltare all’antropologia pessimistica di Hobbes, ma di cui fortunatamente il pensiero anarchico più avvertito è esente

Questo è molto interessante ed è anche un tema da te affrontato in «Contro il Sessantotto», cioè la critica alla concezione roussoviana dell’uomo. Io domando allora: non c’è comunque nell’anarchismo almeno su un punto un certo ottimismo a priori, e mi riferisco all’idea che gli umani ambiscano ad essere liberi? Chi puo’ con certezza affermare che un essere umano desideri «per natura» la libertà? In fondo il suo corpomente si è evoluto soprattutto in funzione della sopravvivenza, la stessa autocoscienza altro non è che un vantaggio evolutivo sviluppatosi per favorire l’auoconservaziione. La libertà, non è comunque un concetto culturale? Importante, bellissimo, nobile, ma non penso che sia innestata nel patrimonio genetico in quanto tale. Scusa Alberto per la domanda forse derivante dalla pochezza delle mie conoscenze, ma di certo il tuo parere puo’ come sempre esser prezioso strumento di chiarezza e conoscenza.

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