Blog «La concubina di Titone antico…»

«La concubina di Titone antico…»

È immenso l’oceano di dolore che involve di sé ogni creatura vivente e senziente. Predatori e prede si susseguono incessanti e lacerano le carni dei vivi. Lutti, malattie, passioni, guerre, massacri, angosce personali e collettive, dominano da sempre la specie umana, non risparmiando alcuno, neppure i cosiddetti potenti. Perché? Perché la struttura dell’essere vivente è proprio questa e non un’altra?
Al di là delle molte risposte che sono state tentate, credo che sia onestà teoretica riconoscere che un mondo così fatto è un errore, semplicemente. Il carico di sofferenze che la vita -tutte le vite- comporta è davvero eccessivo. Quando il lavoro della medicina è volto soltanto ad allungare l’esistenza degli umani -senza migliorare la sua qualità intrinseca- a me sembra che lo studio e i capitali impiegati a tale scopo odorino di grottesco. Ancora una volta i Greci lo seppero: quando Aurora chiese a Zeus per il suo amato Titone il dono dell’immortalità dimenticò di implorare per lui anche l’eterna giovinezza. L’estrema vecchiezza di Titone nei millenni divenne talmente insopportabile alla vista e a ogni senso, a se stesso e agli altri, da indurre Aurora a supplicare il padre degli dèi affinché revocasse quell’antico regalo. E così fu.
In ogni caso, quella di tutti gli esseri senzienti è una condizione di estraneità, di nostalgia, di dolore. Ma il dolore non ha alcun senso e se l’avesse sarebbe proprio tale senso a moltiplicare l’orrore. Un mondo, infatti, che per esistere ha bisogno del pianto dei suoi abitatori è una pura atrocità, un inferno. Non c’è stata caduta ma il limite fa da sempre parte dell’essere, non c’è colpa se non quella di esistere.

 

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“E’immenso l’oceano di dolore che involve di sé ogni creatura vivente e senziente”, condivido questa constatazione, ma allora perchè fino dalla scuola materna ci dicono incessantemente che la vita è bella ?

all’amico pietro spalla voglio osservare che non tutti i credenti sono così banali, molti si pongono il problema e cercano di ragionarci, alcuni anche in modo non banale

per quanto riguarda il bel saggio brevissimo che ci offre qui, con elegante e potente scrittura, il carissimo alberto, direi che centra in pieno un problema del nostro tempo

mio padre, non filosofo, non colto, ma ricco dei suoi 84 anni di vita, ogni tanto ripete ironico: «con le cure, non ci hanno allungato la vita, ma ci hanno solo allungato la vecchiaia»

con la bella citazione del mito di aurora e titone, ecco ancora una volta ritrovare in quella poesia intessuta di sapienza propria del pensiero greco, la consapevolezza profonda che l’unica soluzione, l’unico modo per attraversare con dignità la sorte d’esser nati, è accettarne i limiti, senza illudersi di oltrepassarli

solo saper morire è saper vivere, a mio modesto avviso

E’ per questo che non capisco come mai i “credenti” non chiedano conto di tanto orrore al Dio creatore onnipotente che, invece, adorano acriticamente. Forse sono condizionati da un atteggiamentio infantile e/o servile nei confroni del potere e dell’autorità in genere.
Pietro

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