Il digitale come questione politica
Recensione a:
Critica della ragione digitale
di Eugenio Mazzarella
in Italianieuropei
numero 2 / 2026
pagine 126-130
La cosiddetta Intelligenza Artificiale – della quale da tempo Mazzarella segnala l’inesistenza e l’inconsistenza dato che si tratta di una “intelligenza” semplicemente procedurale – nulla ha in comune con l’intelligenza del mondo, che è sempre una capacità di calcolo e di previsione inseparabile dalla capacità patica di sentire il limite del vivente e il dolore dell’esistere. E questo lo può fare soltanto una corporeità che è frutto di milioni di anni di evoluzione, una orporeità immersa nel mondo, nella storia, nel tempo, una corporeità fatta di mondo, di storia e di tempo.
Il principio di ogni analisi non ingenua del digitale è molto semplice e antico, ed è questo: «L’Intelligenza Artificiale è progettata, o può essere progettata (e largamente lo è) per non far ribellare gli esseri umani a una società suo tramite sempre più amministrata, sul piano sociale, economico, politico». È sempre questa la sostanza dell’autorità, la quale nel contemporaneo diventa la «crisi della sostanza democratica delle procedure democratiche» trasformate nella «democratura digitale come la forma di governo cui si affideranno le sorti di quelle che sono state le democrazie occidentali».






