Blog Prometeo, la violenza

Prometeo, la violenza

Teatro Greco Romano – Catania
Prometeo incatenato
di Eschilo


Traduzione di Daniele Salvo
Con: Giancarlo Latina (Prometeo), Melania Giglio (Io), Michele Lisi (Oceano), Simone Ciampi (Efesto – Hermes), Marcella Favilla, Francesca Mària, Silvia Pietta, Elena Aimone, Cinzia Cordella, Elisa Zucchetti, Carlotta Mangione (Le Oceanine), Salvo Lupo (Ananke)
Regia di Daniele Salvo
Produzione Associazione Culturale DIDE- Amenanos Festival
Maggio-Giugno 2026

 

Andare alle radici e al fondamento della civiltà europea. Cogliere la potenza dell’elemento sacro nella formazione delle comunità umane. Le tragedie di Eschilo permettono di esplorare anche questo plesso fondativo. Esse ci offrono un dono necessario per capire a fondo la nostra identità e dunque per conservarla e con essa garantire la presenza della molteplicità su un pianeta e in un tempo che si declinano in forme sempre più monocordi, in espressioni sempre più uniformi, in manifestazioni che nascondono la profondità delle questioni a favore dello scintillante nulla dello spettacolo. Spettacolo, certo, sono i testi di Eschilo destinati alla scena. Ma sono uno spettacolo totale e profondo, nel quale la complessità degli eventi e delle anime non si perde. Anzi si raggruma, esprime e trionfa.
È un teatro del potere e della crudeltà quello che Eschilo dispiega nel racconto delle ragioni e dei modi che conducono alle catene e a una millenaria sofferenza il Titano filantropo, che troppo ha amato gli umani.
Ed è come teatro della crudeltà che Daniele Salvo ha messo in scena a Catania la tragedia. La quale comincia con un gorgo di musica e di nebbia, con Κράτος e Bία – il potere e la forza – che irridono il Titano mentre lo conducono allo spazio solitario dove sconterà per millenni la sua colpa. Prosegue con l’arrivo delle Oceanine figlie del mare e con lo stesso Oceano che consigliano e supplicano Prometeo di sottomettersi a una potenza che non ha nessuna possibilità di contrastare. Arriva poi l’unico essere umano che appare in questa tragedia, una ragazza – Io – che è vittima del desiderio di Zeus e della gelosia di Era, la quale ha ridotto Io alla condizione di una vacca continuamente punta da un tafano che la costringe a correre e a vagare nello spazio e nel tempo.
Il Titano risponde a ognuno, inflessibile anch’egli, e profetizza il destino di Io, un discendente della quale lo libererà. Ma intanto di fronte a una profezia di detronizzazione scagliata verso Zeus, il dio supremo precipita Prometeo nell’abisso dal quale uscirà soltanto per offrire ogni giorno il proprio corpo agli artigli dell’aquila, l’uccello regale di Zeus.
Musiche discrete ma tese accompagnano i gesti e le parole dei personaggi; i loro movimenti esprimono sofferenza (l’unico a stonare è Hermes, i cui modi e la voce da damerino mi sono sembrati incoerenti con il resto); domina la consapevolezza che il potere, ogni potere, sia afflitto dal tradimento, sempre inevitabile appena gli equilibri si spezzano verso l’uno o l’altro dei contendenti.
Prometeo ammette che la speranza che ha regalato agli effimeri è cieca ed è altrettanto effimera degli umani poiché il vero signore dell’essere è il Tempo, l’altro nome di Ἀνάγκη, della Necessità che tutto governa, anche il divino.
Prometeo elenca con orgoglio gli «espedienti» che ha donato ai mortali in modo da rendere la loro vita sopportabile e soprattutto in modo che continuino a esistere. Dono tragico del quale avremmo potuto fare a meno e che in questo elenco appare quasi un hobby del Titano, uno strumento della volontà di potenza che Prometeo contrappone alla volontà di potenza di Zeus e degli altri dèi dell’Olimpo.
La messa in scena di Daniele Salvo non apre ad alcuna illusione; dall’inizio alla fine è e rimane percorsa da una violenza inemendabile della quale Zeus è la più implacabile espressione, poiché il destino degli enti non ammette eccezioni: sono tutti intrisi di limite, fatti di tempo, intessuti di morte. «τὸ τῆς ἀνάγκης ἔστ᾽ ἀδήριτον σθένος; non si può lottare con la Necessità» (v. 105).
Uno spettacolo che è dunque classico e dirompente insieme. E che anche per questo lascia nella mente un’inquietudine feconda.

 

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1 Commento
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Letto la tua ottima presentazione Prometeo incatenato. Declini con grande coerenza i temi del testo greco che poi sono quelli su cui tu svolgi la tua riflessione. E questa sintonia è una delle caratteristiche più stabili e affascinanti del tuo pensiero.
A presto.

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