La luce prima del tempo: le origini del cosmo
in Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee
19 aprile 2026
pagine 1-4
Le questioni astrofisiche – e in generale scientifiche – sono inseparabili dal quadro epistemologico nel quale operano e sul quale si fondano. Nelle prime pagine del suo saggio Chapman utilizza la formula «Dati incompleti? Conclusioni errate». La questione è che i dati sono sempre incompleti e dunque le conclusioni non possono che rimanere provvisorie. Certezze temporanee insomma e non verità assolute. Questa studiosa è comunque molto onesta e, insieme all’evidente e fecondo entusiasmo verso il suo lavoro, non nasconde le difficoltà enormi che si frappongono alla conoscenza dell’ipotetica Popolazione III delle stelle e in generale alla questione delle origini del Cosmo. Onestà che riguarda anche l’insignificanza della Terra, della vita e dell’umano rispetto alle dimensioni e alle misure impensabili della materia e dell’energia nell’Universo.
Il titolo dell’articolo non è mio ma è redazionale. Esso contiene una inesattezza poiché lascia intendere che la luce sia prima del tempo. In realtà luce, energia, tempo costituiscono una sola struttura, sono l’essere. Non si dà quindi precedenza cronologica tra di loro ma luce, energia e tempo costituiscono la materia eterna.






Caro Alberto ho letto il tuo intervento sul libro di Emma Chapman, intervento che, come sempre, trovo bello, suggestivo, profondo, vero. Ho riletto anche il tuo articolo del giugno del 2025 sul fondamento ontologico della tua metafisica in cui riconfermi il tuo giudizio sulla nostra totale assenza di funzioni “produttive di realtà” nel contesto cosmologico assolutamente deterministico in cui gli umani trascorrono la loro brevissima esistenza. Hai certamente ragione se restiamo nel contesto della cosmologia. Tuttavia ritengo che l’umano abbia, limitatamente al piano esistenziale in cui esso si colloca, che è certamente “insignificante”, una funzione “produttiva di realtà”. Non credo che sia possibile negare questo aspetto, che resta comunque all’interno dell’orizzonte mondo. Non è una difesa della “antropologia” o della sacralità dell’umano. Io la penso esattamente come te su questo punto. Tuttavia l’uomo è anche la sua storia, è anche la sua prassi, è anche il suo pensiero.
Caro Michele, la dimensione storica è naturalmente costitutiva dell’umano.
Io affermo semplicemente che essa ha valore appunto per la nostra specie ma che in universale non ne ha nessuno. Allo stesso modo nel quale la vita/storia di un alveare è fondamentale nell’esistenza delle api che lo abitano ma non ha alcun valore assoluto, che trascenda le api stesse.
E in ogni caso, sia per le api sia per Homo sapiens, la durata è infima e il significato universale inesistente (tanto meno la necessità, il primato, la sacralità).
La filosofia è anche un (tentare di) porsi in tale prospettiva. Ogni ente, evento e processo vengono in tal modo ricondotti a una conoscenza più oggettiva, fredda, universale.