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Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo
Milano – Gallerie d’Italia
A cura di Francesco Leone, Elena Lissoni e Fernando Mazzocca
28 novembre 2025 – 6 aprile 2026

 

Dopo Il Neoclassicismo a Milano a Palazzo Reale e le Meraviglie del Grand Tour al Museo Poldi Pezzoli, una terza mostra alle Gallerie d’Italia conferma come in questi due anni la città lombarda sia stata un luogo nel quale il passato dinamico si coniuga al cielo del presente.
Una mostra magnifica che sembra voler convincere il Nietzsche di Sull’utilità e il danno della storia per la vita del fatto che storia monumentale, storia antiquaria e storia critica possono diventare la potenza di un avvenire che attinge con intelligenza a ciò che è stato per dare significato e libertà al presente.
Gli anni documentati dalla mostra sono i due decenni che vanno dalle vittorie napoleoniche in Italia alla sconfitta dell’Imperatore nel 1815 a Waterloo. Bonaparte dunque sta ancora al centro di una mostra ma nelle sculture, disegni, quadri, incisioni che scaturirono dalle sue imprese quest’uomo è solo un pretesto, tanto da poter pensare – come alcuni sospettano – che non sia mai esistito e che il suo nome costituisca un mito della memoria europea.

Intorno alla figura di Napoleone si condensano infatti la rinascita dell’antico, come nello splendido e imponente cavallo dell’immagine di apertura, progettato e realizzato da Antonio Canova sul modello anche del Marco Aurelio che oggi si trova in piazza del Campidoglio a Roma, unico monumento equestre in bronzo arrivato a noi dal mondo antico (II sec. e.v).

 

 

Questa riproduzione in marmo del monumento equestre, dovuta a un anonimo scultore del XVIII secolo, reca lungo tutta la propria base la seguente scritta: «I popoli saranno felici quando avranno dei filosofi per re o che i loro re saranno dei filosofi», vale a dire l’affermazione platonica che il filosofo formula nella VII Lettera: «I mali, dunque, non avrebbero mai lasciato l’umanità finché una generazione di filosofi veri e sinceri non fosse assurta alle somme cariche dello Stato, oppure finché la classe dominante negli Stati, per un qualche intervento divino, non si fosse essa stessa votata alla filosofia» (326b; trad. di G. Reale, Tutti gli scritti, Bompiani 1991, p. 1807) e che ribadisce in vari luoghi di Repubblica, come ad esempio questo: 

Caro Glaucone – iniziai – non ci sarebbe tregua dei mali nelle Città, e forse neppure nel genere umano […] se prima i filosofi non raggiungessero il potere negli Stati, oppure se quelli che oggi si arrogano il diritto di re e di sovrani non si mettessero a filosofare seriamente e nel giusto modo, sì da far coincidere nella medesima persona l’una funzione e l’altra – ossia il potere politico e la filosofia – e da mettere fuori gioco quei molti che ora perseguono l’una cosa senza l’altra
(473c-d; Tutti gli scritti, p. 1206) 

e in altri dialoghi come Alcibiade maggiore (135a-c).

La potenza della Grecia, dei suoi racconti, delle sue opere, pervade i dipinti di Giuseppe Bossi (in mostra Incontro di Edipo cieco con le figlie [1805]; Sepoltura delle ceneri di Temistocle nella terra attica [1806]), il quale applica le forme neoclassiche anche a un dipinto emblematico della relazione tra il mito greco e il mito napoleonico. La riconoscenza della Repubblica italiana a Napoleone (1802) vede al centro l’imperatore e l’Italia come delle divinità accomunate dai simboli della quercia e dell’ulivo; intorno a loro Atena, Eracle, τύχη  domata, la πόλις  sullo sfondo.

 

 

Molto belle anche le sei incisioni dedicate da Domenico Aspari a luoghi, edifici, monumenti di Milano e altre sei dedicate da Giovanni Battista Piranesi agli spazi di Roma.
A ribadire la pervasività del mito sono posti l’uno accanto all’altro un busto di Antonio Canova – delle cui opere la mostra è ovviamente colma – dal titolo Testa di Napoleone come Marte pacificatore (1803) – e un ritratto di Bossi dal titolo Napoleone appoggiato al globo (1806), sovrastati entrambi da una significativa affermazione dello stesso Bossi.

 

 

Un’intera sala ospita il visionario progetto di Giovanni Antonio Antolini dedicato alla creazione del Foro Bonaparte come centro geometrico di Milano, del tutto ispirato al modello di città greca, dove su una enorme piazza circolare delimitata da un colonnato dorico si sarebbero raccolti edifici amministrativi, un museo, un teatro, negozi, magazzini, botteghe di artigiani e un Pantheon dedicato alla gloria di Milano.
Rispetto a tale utopia l’esistente Foro Bonaparte è ben poca cosa ma il progetto testimonia in modo chiaro l’intenzione di Milano di diventare la nuova Roma.

 

 

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