Blog Aquile e  corvi

Aquile e  corvi

Gruppo di famiglia in un interno
di Luchino Visconti
Italia, 1974
Con: Burt Lancaster (il Professore), Helmut Berger (Konrad Hübel), Silvana Mangano (Bianca Brumonti), Claudia Marsani (Lietta), Stefano Patrizi (Stefano)
Trailer del film

La ricchezza estetica e la tonalità nichilistica del vivere si coniugano in uno dei film più emblematici della poetica di Luchino Visconti. Il Gruppo di famiglia in un interno si forma quando un Professore (del quale mai viene detto il nome e il cui modello sembra sia stato Mario Praz) accetta di affittare l’appartamento sopra il quale egli vive nel centro di Roma alla marchesa Bianca Brumonti. Accetta dopo molte insistenze e se ne pente subito, visto il caos che la presenza della figlia di Bianca, del suo fidanzato e soprattutto dell’amante della marchesa porta nella sua esistenza, sino ad allora dedicata allo studio, ai quadri, alla solitudine. Nonostante tutto, a poco a poco e con molte contraddizioni il Professore accoglie dentro di sé una famiglia e delle persone che alla propria governante descrive come «vuote, stupide, inutili soprattutto».
In effetti questo gruppo di famiglia è caratterizzato da una disponibilità economica e da un prestigio sociale che diventano strumento, occasione e stile di esistenze dedite ad alcuni dei più banali e narcisistici vizi che un’aristocrazia diventata altoborghese può vivere e sperimentare. Il ribelle della situazione sembra Konrad Huebel, straniero e giovane amante della marchesa, con un passato nel Movimento Studentesco tedesco e un presente fatto di bische e di droghe. Il Professore intuisce però che in Konrad esiste una profondità che i Brumonti non possiedono. Alla fine Konrad firmerà un drammatico biglietto indirizzato al Professore con la denominazione «suo Figlio».

Estenuante è l’attenzione verso i pensieri e i comportamenti appunto vuoti di quella famiglia; decadenti sono le immagini della propria giovinezza e maturità che di tanto in tanto appaiono al Professore – la bella madre, l’altrettanto splendente sposa -; molto caratterizzati sono gli elementi politici che inseriscono e limitano questo film all’Italia e all’Europa degli anni Settanta del Novecento, fatta ancora di fabbriche, scioperi, lotta armata.
Per fortuna la sceneggiatura offre al discorso del protagonista alcune affermazioni che vanno al di là di quel tempo, di quella classe sociale, di quel vuoto, e descrivono invece l’atteggiamento più corretto che si può tenere di fronte alla superficialità diventata ceto e persone.
A Lietta, la figlia della marchesa, che per giustificare un’elegante orgia gli chiede: «È stato giovane anche lei, no? Non era come noi?», il Professore risponde con un netto «No, assolutamente no». Durante uno dei numerosi momenti nei quali quella gente rischia di demolirgli la casa – come farebbe qualunque gruppo di analfabeti in via Plebiscito a Catania – il protagonista esclama « Ma che razza di gente siete!».
E quando gli si chiedono le ragioni della sua solitudine, il Professore risponde: «Vivendo tra gli uomini si è costretti a pensare agli uomini invece che alle loro opere, a soffrire per loro, a occuparsi di loro. E poi qualcuno ha scritto: i corvi vanno a schiere, l’aquila vola da sola».
Quest’uomo aveva deciso di vivere in compagnia dei libri – davvero splendida la sua Biblioteca – e delle opere d’arte che riempiono le pareti e gli spazi della sua casa. Aveva deciso di non stare più con gli umani per poter apprezzare le loro opere, le creazioni che lo meritassero. Aveva deciso bene.
Magnifica l’interpretazione di Burt Lancaster in un ruolo fatto soprattutto di sguardi, di occhi, di una meditazione che si esprime nei movimenti del corpo.

 

 

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1 Commento
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Ho visto questo film in un passato lontanissimo. Allora non mi era piaciuto. Ora leggo nella tua bella recensione che la figura del “professore” sarebbe stata ispirata e costruita su Mario Praz, leggendario accademico su cui hanno circolato per decenni i racconti più strani. Comunque autore di libri memorabili.

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