Karl Marx e l’ebraismo
Aldous, 7 settembre 2025
Pagine 1-3
Il saggio di Karl Marx Sulla questione ebraica (febbraio 1844) è una complessa riflessione sui rapporti tra l’emancipazione civile, vale a dire le rivoluzioni borghesi e liberali, e la rivoluzione sociale, identificata da Marx con la trasformazione dei rapporti di produzione tra borghesia e proletariato. In questo contesto Marx rivolge una critica molto attenta all’idea dei diritti dell’uomo.
Il filosofo nota infatti la rovinosa contraddizione che inerisce alla proclamazione teorica di tali diritti che viene capovolta poi nel loro contrario in nome della difesa dei diritti stessi. Un cortocircuito logico che si presenta identico nelle società contemporanee, le quali escludono in nome dell’inclusività, che inquinano in nome del green, che distruggono ambienti fisici e culture antropiche in nome della sostenibilità, che cancellano le libertà di scrittura e di espressione in nome, appunto, dei diritti.
Il tema dell’ebraismo è dunque analizzato da Marx all’interno della questione più generale dei diritti e dell’emancipazione. Attingendo ai testi anche teologici di Bruno Bauer, Marx stigmatizza l’identità troppo forte dell’ebraismo, un macigno che gli impedisce di entrare in rapporti non conflittuali con le altre culture, religioni, prospettive sul mondo; un’identità che rende impossibile la fecondità della differenza.
In questo articolo ho cercato di presentare brevemente le motivazioni che Marx adduce per argomentare un giudizio così severo. Il loro esame conferma ancora una volta il fatto che molte teorie marxiane costituiscono un fecondo contributo all’apprendimento delle radici e delle strutture profonde del XXI secolo.







La questione ebraica è stata sempre complicata, non facile da gestire, penso che Karl Marx non sarebbe d’accordo su alcune scelte o addirittura dei Marxisti stessi, direi usando sue parole “le alienazioni delle religioni sono la conseguenza dei problemi dell’umanità” penso che il popolo ebraico è rimasto troppo legato alle sue tradizioni, in qualsiasi paese si trova un ebreo si emargina da solo “alienazione” per via delle tradizioni troppo rigide, tante religioni con il passare dei secoli si sono evolute adattate trovando compromessi, dalla sacra inquisizione ad alcune leggi dei mussulmani, invece l’ebreo non si è mai adattato, i sionisti sono contemporanei e nonostante gli sforzi alla fine non so se gli eventi di adesso sono conformi con le loro idee, una volta si usavano le crociate e nel nome di Dio tutto era permesso dopodiché la politica laica ha sostituito chiaramente le crociate , eppure lo Stato di Israele sta facendo una personale “crociata” senza che Dio gli abbia dato il consenso. Ecco quando dico che la questione ebraica mi fa entrare in confusione mi riferisco a gli ultimi eventi, chi sono i sionisti oggi e gli ebrei ?
Non ho mai letto il testo di Marx sulla questione ebraica. Conoscevo solo alcuni aspetti generali del suo scritto. Il tuo articolo mi consente la comprensione della sua giovanile critica e, ti confesso, che sono rimasto sorpreso e sinceramente ammirato per l’acutezza delle sue riflessioni sulla identità ebraica. Giudizi precisi, che evidenziano caratteri identitari che si sono mantenuti inalterati nel corso del tempo e che permangono attivi e gravemente condizionanti ancora oggi. Equilibrati e pienamente calzanti la tua introduzione e i rapidi commenti sulle diverse questioni che affronti.