Squadristi
in Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee
3 maggio 2024
pagine 1-8
Il 19 aprile 2024 è stato diffuso un comunicato del Cuda, un coordinamento di docenti dell’Università di Catania, a proposito di un Convegno che si sarebbe dovuto tenere il giorno stesso nell’Aula Magna dell’Ateneo. Nell’articolo riporto questo documento; subito dopo si può leggere la mia risposta, alla quale segue un resoconto del collega Carmelo Ferlito su quanto accaduto in Aula Magna quel pomeriggio. Il quarto e ultimo testo è parte di una mia ulteriore risposta apparsa sulla mailing list del Cuda.
Nell’articolo ho utilizzato la categoria «squadrismo» al di là dei suoi limiti storici per indicare il seguente significato: Azione di violenza fisica o verbale attuata da un gruppo organizzato per impedire ad altri, singoli o gruppi, di esercitare i diritti costituzionali, di muoversi nello spazio pubblico, di esprimere le proprie opinioni.
Credo che l’insieme di tali documenti descriva in modo assai vivido gli impulsi fortemente autoritari che guidano il politically correct e dei quali l’Università di Catania è stata vittima senza reagire.






Schlein e compagni, il Monk val bene una censura (contro Pani, Casto&C)?
Alessio Mannino
La Fionda, 8.7.2025
Facciamo gli ingenui. Fingiamo solo per un momento di credere che l’annullamento dell’evento “Dis-pari: conversazioni sull’antisessismo”, in programma il 9 luglio al Monk di Roma, sia dovuto a non meglio precisate “segnalazioni” che avrebbero fatto rinsavire il locale dall’“errore” di valutazione riguardo gli organizzatori, relatori e ospiti, messi insieme in un unico calderone: la docente e divulgatrice Yasmina Pani, l’artista (e già presidente del Mensa Italia) Immanuel Casto, il pianista Leonardo Viola, il direttore del Centro Studi Applicati della capitale Fabio Nestola, lo psichiatra Giancarlo Dimaggio, la storica ed editrice Giorgia Antonelli, la professoressa di storia e filosofia Tiziana Lombardi e lo stand up comedian Filippo Giardina. Sorvoliamo perfino sul modo con cui è stato reso noto il repentino dietrofront: tramite una serie di “stories” su Instagram, a soli quattro giorni dalla conferenza. E nemmeno entriamo nel merito della motivazione addotta: in sostanza, il succitato parterre non darebbe sufficienti garanzie, a non si sa bene chi, proprio rispetto al tema della serata, l’antisessismo. Non ce ne curiamo perché qui, il punto, non è cosa avrebbero potuto dire i suddetti censurati – perché di censura si tratta – ma il diritto di tutti di poter esprimere le proprie convinzioni, con l’unico limite del codice penale (che per parte sua avrebbe qualche venatura liberticida, ma in questa sede, per carità di patria, soprassediamo).
Simuliamo, insomma, di essere leggermente allocchi e di non sottoscrivere quanto dice in un video sul suo canale la Pani (già da tempo nel mirino perché osa contestare la neo-lingua della schwa e l’odio anti-maschile) quando collega l’improvvisa decisione di far saltare l’appuntamento con sue recentissime critiche al Comune capitolino. Del resto, le personalità coinvolte, se vogliono, sanno benissimo difendersi da sole. Il dibattito, poi, è già stato recuperato in altra sede, e quindi l’occasione in sé, per coloro che intendevano assistervi, non sarà perduta. La questione che vorremmo porre, invece, è politica. E in quanto tale non investe solo i diretti interessati. Ed è questa: dato che il Monk non è un luogo a caso, ma è lo stesso che il 4 dicembre 2022 fece da cornice al lancio della candidatura di Elly Schlein alle primarie del Partito Democratico, è lo stesso in cui l’anno scorso venne presentata la campagna per le europee del Partito Democratico, è lo stesso in cui quest’anno, il 4 maggio scorso, la segretaria del Partito Democratico ha festeggiato privatamente i suoi 40 anni, magari un poco, ma giusto un poco di imbarazzo, ai piani alti del Partito Democratico, la cancellazione di cui sopra dovrebbe suscitarlo, oppure no?
Chiariamo a scanso di equivoci: il Monk è una cosa e il Pd un’altra. Ma di sicuro, visto l’argomento che si sarebbe trattato, è sul piano delle idee che è avvenuto il fattaccio. E quando l’oggetto del contendere sono le idee, e non ragionamenti, poniamo, di tipo commerciale, allora la discussione si trasferisce sul campo delle opinioni politiche. E se il Monk è, come pare indiscutibile, un punto di riferimento per il partito guidato dalla Schlein, quest’ultima e il suo entourage, a cominciare dalla coordinatrice della sua segreteria, Marta Bonafoni, un’opinione sull’accaduto se la saranno fatta. O se non se la sono ancora fatta, gliela chiediamo qui, modello lettera aperta: cara Schlein e compagni, cosa ne pensate di una retromarcia che, in nome della difesa delle donne, toglie la parola a chi avrebbe dovuto semplicemente esporre le proprie ragioni in un normale confronto?
Ecco, ci siamo ricascati: normale il contraddittorio, di questi tempi? Che ingenui che siamo. Nel mondo della cultura (o della Gente di Kual Kultura, per citare Benni), affrontare un pacifico, e in teoria fecondo, dialogo fra posizioni differenti, anche molto differenti, è quanto di più lontano dalla normalità esista. Proprio chi dovrebbe avere una certa dimestichezza con la diversità dei punti di vista è in realtà il primo, di norma, ad esserne allergico. Fateci caso: vedete mai una franca e onesta disputa fra pareri divergenti, eccezion fatta per i talk show in televisione, dove però le compagnie di giro sono sempre quelle e le controversie verbali sono scalettate a scambi di pochi minuti, solitamente prevedibili e predigeriti? Quegli sparuti eroici promotori di festival o giornate culturali che ci provino, sanno già come finisce: i cosiddetti intellettuali si rifiutano all’unanimità. E questo, beninteso, al netto della stragrande maggioranza degli operatori tutti, che scaldano ciascuno il proprio pubblico nel tepore malato del safe space. Si chiamano così, nelle università americane, gli “spazi protetti” in cui possono rifugiarsi gli studenti, povere creaturine indifese, per consolarsi a vicenda e rassicurare il loro fragile io se mai dovessero leggere o udire qualcosa che ne disturbi il precario equilibrio interiore. Il manifestarsi del diverso o, dio non voglia, dell’opposto, è percepito come un’aggressione. Il che denota un’enorme vulnerabilità. E come conseguenza genera il fanatismo settario.
Ma siccome stupidi stupidi non siamo, l’atto censorio del Monk ci sa tanto, più terra terra, di fallo di reazione. Pretestuosamente camuffato da salvaguardia e presidio della Causa femminista. In tutti i casi, di grazia, la segretaria Schlein, il sindaco Roberto Gualtieri e i dirigenti, se non anche i militanti del Pd romano, hanno un pensiero a riguardo? Ce l’avranno senz’altro. Ovviamente, nonostante tutto il po’ po’ di roba che vi hanno svolto dentro, si guarderanno bene dal renderlo pubblico: mica sono scemi come noi. Però a chi scrive, e forse non solo a chi scrive, piacerebbe molto sapere cosa ci trovano di democratico, di anti-discriminatorio, perfino di liberale (absit iniuria verbis) nel veder segate da un giorno all’altro, a ridosso della data, delle conversazioni sull’antisessismo, il quale ci risulta essere un cavallo di battaglia del Partito semi-Democratico. Intendiamoci: certi metodi sono ubiqui e trasversali. Ma a sinistra, in più, emanano quell’olezzo di moralismo da primi della classe che rende le ipocrisie non, come a destra, anche ciniche, ma solo squallidamente ipocrite.
Da: Il rating della vittima
Davide Miccione
Aldous, 11.1.2025
«Il rating vittimale (come per i crediti di carbonio) autorizza una certa franchigia per gli atti intolleranti, una sorta di immunità. Dunque un convegno di cattolici tradizionalisti sulla transizione di genere interrotto da attivisti lgbtq può essere con qualche contorsione inserito nel sacrosanto diritto alla protesta mentre l’inverso sarebbe un intollerabile segnale di ritorno del fascismo e dell’omofobia»
Alberto, che grande e coraggiosa lezione hai dato a tutti noi con i tuoi quattro interventi scritti che esprimono indignazione per l’azione “squadristica” intrapresa contro un convegno di libero confronto su questioni di enorme importanza. La tua presa di posizione, chiara e senza compromessi in difesa della libera opinione, è ammirevole. E non solo per la dignità dei tuoi argomenti ma anche perché la tua è una voce quasi isolata, a conferma che sempre e ovunque lo “squadrismo” ha trovato un decisivo sostegno nel silenzio complice persino di coloro che per il ruolo istituzionale ricoperto avrebbero dovuto essere i primi a sanzionare l’accaduto con una inequivocabile condanna. Ma lo sappiamo bene, soprattutto coloro che come noi hanno -direttamente o indirettamente- vissuto esperienze simili in anni lontani, che il coraggio se uno non lo ha, difficilmente se lo può dare. E lo dice anche Manzoni. Anche allora, quando il tessuto della vita sociale e civile era gravemente inquinato dalla violenza, le voci e le parole dettate dal coraggio e dalla responsabilità furono poche. Oggi, in un contesto molto diverso e lontanissimo dagli “anni di piombo”, mi impressiona e mi ferisce in profondità il dover riconoscere che il conformismo, il silenzio pavido, il passo fatto all’indietro anziché in avanti, si ricostituiscono non sotto la minaccia della P 38 ma come autocensura, come passiva adesione ad una modalità discorsiva: quella chiamata il “politicamente corretto”, ossia quella sintesi politico-culturale che ha il suo cervello pensante e la sua formalizzazione logico-espressiva nei grandi apparati dei mezzi di informazione e divulgazione di massa. Ebbene: la lettura (e rilettura) della quarta parte della tua lunga e puntuale ricostruzione di questo grave episodio di “squadrismo” è un antidoto. Un efficace controveleno, un farmaco per il consolidamento della mente e del carattere a cui ciascuno dovrebbe attingere. Grazie, quindi, anche per quelle brevi righe e per il richiamo che fai a diventare persone come Spinoza che prima di essere stato il grande filosofo che tutti riconoscono, è stato un uomo che ha scelto l’indipendenza personale ed intellettuale. Che egli possa dunque valere come esempio a fronte del rischio dello sciagurato ritorno di due calamità che si muovono sempre in coppia: la minacciosa violenza e il pavido conformismo.
Caro Michele, è molto importante una condivisione così completa e così argomentata, come è la tua, su un evento che non è affatto isolato ma che esprime con chiarezza le tendenze autoritarie, intolleranti e fanatiche che attraversano attualmente il corpo collettivo. Come sempre nella storia, tali tendenze sono tanto più gravi quanto più vengono messe in atto in nome di Valori indiscutibili, in nome del Bene.
Come hai visto, il testo pubblicato su Il Pensiero Storico è frutto dell’esperienza e delle riflessioni anche dei colleghi Carmelo Ferlito – presente in Aula Magna – e Lucrezia Fava. Sulla lista dei docenti di Unict (Cuda)sono apparsi interventi che esprimono le stesse mie considerazioni, insieme ad altri volti invece a rivendicare il valore etico e politico di quanto accaduto e soprattutto la sua legittimità.
Non siamo dunque da soli. Ho dato voce a un sentire condiviso, come le tue parole confermano. Grazie di cuore.