Squadristi
in Il Pensiero Storico. Rivista internazionale di storia delle idee
3 maggio 2024
pagine 1-8

Il 19 aprile 2024 è stato diffuso un comunicato del Cuda, un coordinamento di docenti dell’Università di Catania, a proposito di un Convegno che si sarebbe dovuto tenere il giorno stesso nell’Aula Magna dell’Ateneo. Nell’articolo riporto questo documento; subito dopo si può leggere la mia risposta, alla quale segue un resoconto del collega Carmelo Ferlito su quanto accaduto in Aula Magna quel pomeriggio. Il quarto e ultimo testo è parte di una mia ulteriore risposta apparsa sulla mailing list del Cuda.
Nell’articolo ho utilizzato la categoria «squadrismo» al di là dei suoi limiti storici per indicare il seguente significato: Azione di violenza fisica o verbale attuata da un gruppo organizzato per impedire ad altri, singoli o gruppi, di esercitare i diritti costituzionali, di muoversi nello spazio pubblico, di esprimere le proprie opinioni.
Credo che l’insieme di tali documenti descriva in modo assai vivido gli impulsi fortemente autoritari che guidano il politically correct e dei quali l’Università di Catania è stata vittima senza reagire.

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Alberto, che grande e coraggiosa lezione hai dato a tutti noi con i tuoi quattro interventi scritti che esprimono indignazione per l’azione “squadristica” intrapresa contro un convegno di libero confronto su questioni di enorme importanza. La tua presa di posizione, chiara e senza compromessi in difesa della libera opinione, è ammirevole. E non solo per la dignità dei tuoi argomenti ma anche perché la tua è una voce quasi isolata, a conferma che sempre e ovunque lo “squadrismo” ha trovato un decisivo sostegno nel silenzio complice persino di coloro che per il ruolo istituzionale ricoperto avrebbero dovuto essere i primi a sanzionare l’accaduto con una inequivocabile condanna. Ma lo sappiamo bene, soprattutto coloro che come noi hanno -direttamente o indirettamente- vissuto esperienze simili in anni lontani, che il coraggio se uno non lo ha, difficilmente se lo può dare. E lo dice anche Manzoni. Anche allora, quando il tessuto della vita sociale e civile era gravemente inquinato dalla violenza, le voci e le parole dettate dal coraggio e dalla responsabilità furono poche. Oggi, in un contesto molto diverso e lontanissimo dagli “anni di piombo”, mi impressiona e mi ferisce in profondità il dover riconoscere che il conformismo, il silenzio pavido, il passo fatto all’indietro anziché in avanti, si ricostituiscono non sotto la minaccia della P 38 ma come autocensura, come passiva adesione ad una modalità discorsiva: quella chiamata il “politicamente corretto”, ossia quella sintesi politico-culturale che ha il suo cervello pensante e la sua formalizzazione logico-espressiva nei grandi apparati dei mezzi di informazione e divulgazione di massa. Ebbene: la lettura (e rilettura) della quarta parte della tua lunga e puntuale ricostruzione di questo grave episodio di “squadrismo” è un antidoto. Un efficace controveleno, un farmaco per il consolidamento della mente e del carattere a cui ciascuno dovrebbe attingere. Grazie, quindi, anche per quelle brevi righe e per il richiamo che fai a diventare persone come Spinoza che prima di essere stato il grande filosofo che tutti riconoscono, è stato un uomo che ha scelto l’indipendenza personale ed intellettuale. Che egli possa dunque valere come esempio a fronte del rischio dello sciagurato ritorno di due calamità che si muovono sempre in coppia: la minacciosa violenza e il pavido conformismo.

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