L’unico – magnifico e terribile – romanzo di Elias Canetti è dedicato ai libri: Auto da fé è il titolo italiano voluto dall’autore; in tedesco Die Blendung, vale a dire “luce accecante”, “abbagliamento”, “luminanza”, una sorta di shining. Di libri parla anche un racconto che si intitola, semplicemente, Die Bücher, «I libri». Ne traduco qui una pagina che esprime con efficacia che cosa essi siano per chi li ama: «Li passò in rassegna, i suoi begli amici sempre in piedi. Tutti uguali e tutti diversi. I libri. Guardarli, toccarli, pensarli gli dava una sensazione di definitività. Come se da quel raggrumo di scoperte, di concetti e di parole venisse finalmente alle cose un senso. Silenzioso. Questo era meraviglioso in loro. Stanno zitti e quieti sino a che non li fai parlare. E quando aprono pagina dicono dicono, inventano, spiegano, mentono, registrano, scherzano, annoiano, descrivono, piangono e spremono dalla carta il succo. Quel succo lo aveva sempre inebriato. L’avrebbe salvato pure questa volta».
(E. Canetti, Die Bücher, Fischer Verlag, Frankfurt a. M. 1970, p. 3)

Conversazioni platoniche
Casorati Palazzo Reale – Milano A cura di Giorgina Bertolino, Fernando Mazzocca e Francesco Poli Sino al 29 giugno 2025 La carne, la malinconia.





Una rigorosa e splendida riflessione di Andrea Zhok sui libri, su chi li odia, su chi non ne comprende struttura e funzione, sugli sciocchi che si credono intelligenti, sugli autoritari censori che si credono progressisti, sugli ‘incartapecoriti’ che si credono vivi.
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6.12.2025
Qualche parola supplementare in coda alla roboante sceneggiata antifascista presso la kermesse libraria “Più libri, più liberi”.
A quanto ho visto riportato, molti espositori hanno coperto i loro stand per protesta contro la presenza dell’editore di estrema destra “Passaggio al bosco”.
Questo intrepido gesto antifascista merita un breve commento.
1) Tra le ragioni più profonde del discredito storico del fascismo c’è l’aver avuto la pretesa di somministrare soltanto verità di regime, di aver censurato libri e informazioni alternative, e di aver in questo modo condotto in forma sonnambulica il popolo italiano ad un conflitto catastrofico (di cui ancora paghiamo lo scotto).
Trovo significativo che oggi le stesse istanze provengano dalle bancarelle dei progressisti.
2) Quando parliamo di “sorveglianza democratica”, bisogna osservare un semplice, ma importante, fatto di natura semiotica.
Se qualcuno mi dicesse che bisogna sorvegliare la distribuzione di film che glorificano la guerra, la violenza, il sadismo, la perversione, ecc., potrei pensarci.
Personalmente preferisco che circoli qualunque cosa – persino la spazzatura autocelebrativa a stelle e strisce che incarna quanto sopra – perché credo che essere esposti a messaggi diversi comunque rafforza.
Ma chi vuole che vi sia un controllo ha qui dei buoni argomenti, perché un contenuto audiovisivo ha un certo potere di autoimposizione sul fruitore.
Ma quando parliamo di libri e non di film, qui il discorso è tutt’altro e del tutto chiaro. Una delle ragioni per cui ho sempre amato i libri (e nel mio piccolo cerco anche di produrne) è che i libri non hanno nessuna capacità di ipnotizzarti, di imporsi subliminalmente alla tua coscienza, di avere la meglio su di te quando sei stanco, di sopraffarti.
Queste sono cose che può fare un film, una trasmissione televisiva, ma mai un libro.
Un libro è materialmente una collezione di segnini neri su sfondo chiaro, che per SIGNIFICARE devono essere animati da uno sforzo del lettore. Appena il lettore smette di attuare uno sforzo di immaginazione, appena smette di tentare di entrare in sintonia con quanto legge, il testo immediatamente smette di parlare.
Perciò l’esercizio mentale che viene svolto su un libro è sempre un esercizio all’attività e alla vigilanza critica, persino quando il libro è di pessima qualità. Un libro dev’essere acceso e tenuto in moto dalla tua mente, altrimenti è inerte. Un libro, qualunque libro, quale che ne sia il contenuto, è intrinsecamente un ente non violento.
Un libro non ti attacca alla gola; nessuno è mai stato sopraffatto da un libro; e nessuno, garantito, è passato da sincero democratico a nazista per aver letto, per dire, il Mein Kampf. (Eventualmente leggerlo è istruttivo per capire come il nazismo con tutta evidenza non si sia imposto per la lucidità argomentativa del Fuehrer.)
3) Trovo infine curioso come per alcuni gruppi sociali viga il terrore dell’esposizione ad idee malvagie. Esse vengono concepite come un contagio virale, qualcosa da cui bisogna preservarsi con un bel lockdown.
(Trovo in ciò più che un’analogia con eventi recenti, anche perché i soggetti coinvolti in questo atteggiamento sono ampiamente sovrapponibili.)
Ma se di principio, di fronte ad un virus sconosciuto, si può capire il timore che le proprie difese immunitarie non siano all’altezza, di fronte ad un libro, se le tue difese immunitarie sono così basse da temere il contagio e la sopraffazione, forse dovresti smettere proprio, perché leggere non fa per te.
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La cosa importante da capire è che chi è incline a pensare in questi termini può anche essere convinto di essere uno squisito democratico, ma in verità è intimamente avverso ed estraneo all’essenza stessa della democrazia. Lo spirito democratico ha fiducia nel confronto, mentre queste “Guardie di Ferro” dell’antifascismo sono terrorizzate da ogni confronto, da ogni esposizione ad idee estranee.
E la ragione di fondo è semplice: le loro difese immunitarie spirituali sono azzerate.
Si tratta di gente che da tempo non crede in nulla, gente che da tempo dubita che si possa distinguere tra verità e retorica, tra riflessione e sofisma, tra logica ed eristica. Essendo essi stessi seduti su una pila di idee stantie, incartapecorite, svuotate, proiettano la propria fragilità all’esterno e non vogliono in nessun modo correre il rischio di essere esposti al contagio di idee davvero estranee, perché anche un’ideuzza di modesta virulenza potrebbe ucciderne le esangui convinzioni.
Der Tagesspiegel
Teseo La Marca, 21.8.2025
via Giuseppe Liturri, Ora basta! Substtack (https://orabasta.substack.com/p/rassegna-stampa-di-giovedi-21-agosto-2d3)
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– La digitalizzazione scolastica in Scandinavia ha mostrato effetti negativi sull’apprendimento, spingendo a un ritorno ai metodi tradizionali.
– Il Karolinska-Institut ha rilevato che leggere su schermo comporta un ritardo di apprendimento di circa due anni rispetto alla carta.
– Si raccomandano divieti di social media per i minori di 13 anni e limitazioni sull’uso di smartphone nelle scuole fino alla decima classe.
L’articolo analizza il fallimento della digitalizzazione scolastica in Scandinavia, dove paesi come Svezia e Danimarca, dopo un entusiasmo iniziale per tablet e laptop, hanno optato per un ritorno ai libri e alla scrittura manuale. Un documento della Leopoldina tedesca evidenzia i rischi dei social media sulla salute mentale dei giovani, suggerendo misure come il divieto di social media per i minori di 13 anni e il consenso parentale fino ai 15.
“La digitalizzazione delle scuole ha grandi effetti negativi sull’acquisizione di conoscenze degli studenti”, afferma il Karolinska-Institut, sottolineando come l’uso di schermi abbia causato un ritardo di due anni nell’apprendimento rispetto alla lettura su carta.
In Svezia, il governo ha investito 106 milioni di euro per reintrodurre libri di testo cartacei, mentre in Danimarca il ministro dell’Istruzione si è scusato per aver usato gli studenti come “cavie in un esperimento digitale”. La critica non si limita ai dispositivi, ma al metodo di apprendimento autonomo, ritenuto inadeguato per i più giovani, privi delle competenze cognitive necessarie per gestire risorse online.
“Ambienti e materiali analogici offrono le migliori condizioni per sviluppare capacità di lettura e scrittura di base”, ha dichiarato la ministra svedese Lotta Edholm.
Tuttavia, c’è chi, come la studiosa Ingrid Forsler, considera la svolta analogica “populista” e chiede un approccio più equilibrato, valorizzando la competenza digitale senza demonizzare la tecnologia.
“Si parla molto di tempo davanti allo schermo, ma poco di cosa fanno i bambini online”, osserva Forsler, evidenziando la necessità di integrare le tecnologie in modo pedagogicamente valido.
La discussione, quindi, resta aperta, con l’Italia citata come esempio per il divieto di smartphone a scuola fino ai 14 anni.
Segnalo, appena finito di leggere:
Quentin Bell, “Virginia Woolf, mia zia”, La Tartaruga edizioni, 2011 (1972), prima ediz italiana nel 1974.
Pacato, particolareggiato ma non minuzioso, non gossip, non critica letteraria; piacevole per se stesso.
certo, caro filippo, «mettersi a nudo» non è semplice, grazie dell’eccezione
Diegob@. Caro Diego ,non so come hai fatto , ma è proprio la pura verità , io scrivo sempre un mio appunto dopo aver letto un libro, perché mi lascia sempre qualcosa dentro, ma sono pensieri troppo personali e poi ho paura che vengono criticati e la cosa mi toccherebbe dentro.
Ma per l’ombra del vento farò una eccezione .
“in qualche parte del mio pensiero c’è un libro abbandonato che mi tocca dentro, devo solo aprirlo e leggere i miei pensieri , senza avere paura di scoprire l’ombra della mia anima, l’ombra che mi seguirà per tutta la mia modesta vita”
cari «colleghi lettori», comprendo quella smania (a volte anche dannosa sia per il collo sia per i rapporti interpersonali) di voler leggere un libro tutto d’un fiato
buon filippo, io credo che tu, vista la bontà della penna, almeno un blogghetto dove lasci qualche annotazione sui libri che hai letto con piacere, varrebbe la pena lo avviassi
io non riesco a leggere senza poi prendere qualche appunto, eppure non è il mio mestiere
Mi permetto di segnalare un libro che ho letto;
L’ombra del vento di Ruiz Zafon Carlos.
Per scherzare un po’ con voi..
Bisogna spremere dai libri il succo un pochino per volta però e non fare come me che, per leggere tutto d’un fiato il giallo ” La biblioteca dei morti” di Glenn Cooper, sono a letto per una contrattura al collo…
E soffro di più per non poter continuare a leggere!
I libri!
Se ne potrebbe fare a meno se solo sapessimo leggere il nostro quotidiano come se si trattasse di un libro che dice, inventa, spiega, mente, registra, scherza, annoia, descrive, piange…
Non è questo,in fondo, la nostra vita?
La ringrazio, caro Diego, per questa sintesi così personale ma anche così esatta di alcuni aspetti della recente storia del libro in Italia.
Tra i siti che provano a consigliare dei buoni libri, e argomentano le ragioni, c’è senz’altro il suo.
nel lontano 1979, ricevetti l’incarico di riordinare un pò la biblioteca di un dopolavoro; era una sola stanza, molti dei libri avevano la rilegatura personalizzata;
come usava anche nelle famiglie della buona borghesia, i libri erano stati acquistati intonsi, privi della copertina sgargiante frutto della litografia industriale, e rilegati con una sobrietà elegante, i titoli impressi a foglia d’oro o simili;
ogni biblioteca era effettivamente un insieme personalizzato, anche cromaticamente
penso che il «tutti uguali e tutti diversi», scritto nel brano tradotto immagino magistralmente dal nostro prof. b., si riferisca a una biblioteca di quel tipo
questo per dire che «i libri» del passato erano un’entità diversa: più quieta, più posseduta, più centellinata
poi vennero le edizioni tascabili, chi non ricorda i gloriosi vecchi oscar mondadori? ed anche le collane di feltrinelli (l’universale), incentrate su un nuovo modo di «esser libro», cioè un libro che stà in tasca, nella borsa di chi non ha il tempo e il privilegio di trascorrer pomeriggi nella propria biblioteca
(rammento con tenerezza mio padre, che collezionava gli oscar e se li portava nella borsa da lavoro, per leggere durante le pause, la notte, sceso dal treno sferragliante che conduceva)
quindi senz’altro è ottima la «democratizzazione» dei libri
ma, oggi, nell’oggi, di libri ce ne sono troppi, gli scaffali sono ricolmi, le grandi librerie hanno tanti piani quanti ne aveva la rinascente, e quindi occorre, in queste troppe ammiccanti copertine, infine qualcuno che ti indichi delle scelte, per non «sprecare» la nostra vista e il tempo, non illimitati e quindi preziosi
del resto, in fondo, è per questo che si capita nel sito di chi qualche buona lettura la può consigliare, se non altro per motivi sia umani che professionali